29 settembre 2000
Angelo Gaja

Venerdì 29 settembre, presso Villa Gargantini a Paderno Dugnano, vicino Milano, vin&alia ha avuto il piacere e l’onore di organizzare – con il patrocinio dell’Assessorato al Commercio della Città di Paderno Dugnano – un incontro con Angelo Gaja, uno dei personaggi più rappresentativi del vino, in Italia e nel mondo.
È stato con un pizzico di soggezione che ci siamo presentati all’incontro ma anche, lasciatecelo dire, con un briciolo di orgoglio: che Angelo Gaja abbia partecipato a una delle nostre serate parlando a una platea fatta sostanzialmente di amici e appassionati è stato motivo di grandissima soddisfazione, una sorta di beneaugurante viatico per il nostro lavoro e per la nostra associazione.
L’incontro ha permesso di sentire dalla viva voce di uno dei suoi maggiori interpreti un grande, avvincente racconto. E così Gaja ha esordito, pur non dichiarandosene un acritico sostenitore, rendendo merito agli americani per aver allargato gli orizzonti del mondo del vino, introducendo anche parametri di giudizio quantitativi più “accessibili”, che hanno dato uno scossone alla preesistente visione Francia-centrica (paradossalmente elaborata dagli inglesi) in cui il grande vino era quasi solamente quello di Bordeaux o della Borgogna.
Sotto l’azione di questa spinta il mondo del vino si è mosso, prima copiando ed emulando quelli che potremmo definire “i grandi punti di riferimento”, poi seguendo nuove vie, mentre nuovi territori e nuove esperienze portavano anche la freschezza di una novità con cui confrontarsi. E allora perché non accettare la sfida laddove – nel vecchio Continente – l’esperienza secolare di grandi maestri produttori (e non solo francesi) può permettere di giocare su più tavoli, facendo incontrare le spinte innovative e la forza di una antichissima tradizione, senza dimenticare la ricchezza di un patrimonio che, come in Italia, si fonda su almeno 250 vitigni autoctoni che crescono in territori vocati.
Ed in Italia nascono, allora, personaggi come Elio Altare, che rompe con la tradizione familiare pur di seguire la sua strada, dimostrando alla fine di avere ragione. O come Angelo Gaja che, enologo per volontà del padre, troverà comunque nelle proprie idee motivazioni e stimoli per il suo eccezionale (e amato) lavoro.
È un variegato mondo in evoluzione in cui bisogna accettare il confronto con gli altri grandi produttori, giocandosela senza preclusioni o preconcetti; perciò perché rifiutare il fatto che Cabernet e altri “internazionali” possono comunque produrre cose notevoli se coltivati e prodotti nei territori e nei modi giusti, anche al di là delle tradizioni?
Insomma, alla fine dell’incontro crediamo che la maggior parte di noi, pur con le proprie piccole o grandi certezze, si sia sentito un po’ più ricco di esperienza e di sapienza su questo meraviglioso mondo del vino.

giovanni ciocca

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