A cena con Pepe…

 

Ricordo che una volta, nel gergo dei radio-amatori (quelli con il “baracchino” tanto per intenderci; chissà se esistono ancora nell’epoca dei cellulari) “VERTICALE” significava un incontro, un rendez-vous, per conoscersi di persona dopo l’assidua frequentazione eterea. Oggi, se chiedete a un vino-amatore, uno dei tanti che ormai popolano le nostre città e i nostri paesi (per fortuna!) vi dirà senza indugio che una verticale è una degustazione di bottiglie dello stesso tipo (inteso come vitigno e produttore) ma di annate diverse. Lo scopo è quello di ripercorrere la storia di quel vino, confrontarne le annate, verificarne la tenuta nel tempo.
Quella organizzata qualche sera fa da vinealia al ristorante DolceMiele (in via Pietro Calvi, Milano) è stata una però una verticale un po’ particolare, se non proprio unica, sicuramente di quelle che non si fanno tutti i giorni.
Dodici bottiglie di Montepulciano d’Abruzzo Doc di Emidio Pepe, dal 1975 al 1998, quasi un trentennio di storia racchiuso in una parata di bottiglie a far bella mostra di sé sul tavolo del ristorante. La prima cosa che salta all’occhio è il fatto che le etichette sono tutte uguali (cambia solo l’annata, ovviamente) è il fatto non è poi così usuale, almeno in Italia: questo Emidio Pepe deve essere uno che ha le idee chiare, pensiamo. Sinceramente non sappiamo molto di lui, ma in questo ci soccorre vinealia, con un utile dispensa che ci aiuta a conoscere la cantina e ci guiderà più tardi nella degustazione.
Dopo la presentazione di Luca Rossetti, comincia il rituale: i vini vengono versati nei bicchieri in fila e si dà inizio alla degustazione, sotto la guida esperta di Abele Restelli. Per un giorno ci atteggiamo da veri intenditori anche noi. Già dalle prime bottiglie, ci stupisce l’intensità del colore, un bel rosso vivo, con qualche punta d’arancio solo nei campioni più invecchiati: non male dopo tutti quegli anni in bottiglia! L’esame olfattivo rivela un bouquet sorprendente, con differenze anche evidenti tra le varie bottiglie, ma in generale con note che richiamano la frutta matura, la confettura, le prugne, ma anche le spezie. Al palato le differenze si fanno più evidenti: tutti i vini mantengono piacevolezza, ma qualcuno è decisamente sopra le righe: tra i partecipanti spiccano i commenti sull’armonia e l’eleganza del ’77, o sulla morbidezza e la persistenza dell’80.
Per fortuna (l’alcol comincia a farsi sentire) cominciano anche gli accoppiamenti con i piatti preparati da Nico Carleo, lo chef. Il programma preannuncia accoppiamenti rigidi, ma poi ognuno si avventura in variazioni sul tema (è questo il bello!). Così sulla tavola sfilano le opere dello chef: un plauso va anche a lui, soprattutto per i bigoli con ragù d’anatra e il maialino, accompagnato da una stuzzicante frittura di erba cipollina. Chiudiamo in bellezza con i vini più giovani (si fa per dire!): strappa quasi degli applausi il ’95, ma anche al ’97 spettano commenti lusinghieri.
La serata, com’è giusto che sia, si conclude in un clima più conviviale: l’analisi e il commento tecnico lasciano spazio al piacere di sorseggiare per la pura delizia del palato. In fondo il vino serve proprio a questo.

Mauro Rizzi

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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