A proposito di Dom Perignon

Le notizie che si hanno di Dom PIERRE PERIGNON (Domè l’acronimo di Deo Optimo Maximo, anche perchè era il tesoriere dell’abbazia di Hautvillers e non un mafioso, fondata nel 650 da San Colombano, quello che ha dato il nome al paese di San Colombano al Lambro da cui l’omonima Doc) sono ricavate da quanto lasciato scritto da Dom Grossard ultimo tesoriere dell’Abbazia sloggiato da Napoleone. Di questo Perignon non si conoscono nemmeno le date di nascita e di morte e gli vengono attribuite quelle del Re Sole(1638-1715). Se si fa un salto a Epernay, la Moet & Chandon gli ha fatto una statua con riportate queste date e gli ha messo in mano una bottiglia che fu prodotta solo a partire dal 1800.
Ma, come diceva Shakespeare, “…i francesi sono solenni ingannatori, li sposi chi vuole” (Pene d’amor perdute).
È chiaro che Grossard scrisse una balla colossale attribuendogli quella frase, perchè i vini prodotti da quelle parti, meglio conosciuti come vini di Sillery (Brulart, Marchese di Sillery dal 1621) erano vini tranquilli, conosciuti come vins de la riviere e vins de la montagne quelli meno pregiati di Reims, che poi non è una montagna ma una collinetta.
L’unica cosa certa sono le regole della vinificazione in bianco di una cuvee di uve bianche e rosse messa a punto da Perignon e che furono pubblicate come quattro regole nel 1718 dal canonico Godinot.
Renzo Venditti

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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