Autoctoni dimenticati

Sempre più spesso si parla di vitigni autoctoni, negli ultimi anni poi sono diventati assai di moda, ma, in alcune zone d’Italia, alcuni produttori, spesso piccoli, credono da tempo nella salvaguardia di questi vitigni, e ne ricavano dei vini per continuare le tradizioni locali, vini a volte un poco rustici (nel senso buono del termine) prodotti in piccole quantità, che ben s’accompagnano ai cibi locali.

Anche a Breganze qualche produttore coltiva questa tradizione, è il caso di Firmino Miotti, che con la collaborazione di sua moglie Pina e di sua figlia Franca –quest’ultima ormai ha saldamente in mano le redini dell’azienda- si dedica con passione a questi vitigni un poco sconosciuti alle grandi masse.

E proprio nella cantina di Firmino abbiamo avuto il piacere di cenare venerdì 19 gennaio accompagnando a piatti casalinghi preparati dalla signora Pina (strepitosa la pasta e fagioli e notevole il, cotechino), alcuni di questi vini, non solo della cantina ospitante, ma anche di altri produttori.

Eccovi un sunto delle nostre degustazione, dove andiamo anche a fornire alcune indicazioni in merito ai vitigni meno conosciuti.

Vitacchio Emilio – “Sampagna” Vino frizzante 2017

Il vitigno è la Marzemina bianca, che tra i suoi sinonimi annovera per l’appunto “Sampagna” e Sciampagna.
E’ una varietà veneta di antica coltivazione e se ne hanno notizie già dal 1679 ad opera di Giacomo Agostinetti nella sua opera “Cento e dieci ricordi che formano il buon fattore di Villa”.
Il vitigno è caratterizzato da un grappolo abbastanza grande ed allungato con un acino medio che si fa notare per avere una buccia dal colore giallo dorato.
Viene coltivata in alcune parti del Veneto ed è uno dei vitigni che fanno parte del progetto di recupero e di valorizzazione del genoplasma viticolo veneto.

Risulta scritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal marzo 1995 e può essere utilizzato per la produzione di un vino a Doc e di sette ad Igt del Veneto, nel 2010 l’Istat ne censiva 54 ettari.
Sul territorio Breganzese se ne contano 1,5 ettari, uno per l’appunto di Vitacchio e l’altro mezzo ettaro appartenente a Miotti..

Il vigneto di Vitacchio è situato in località Costa di Breganze, su colline vulcaniche, a 200 metri d’altitudine, con esposizione sud-est.
La presa di spuma avviene in autoclave e si protrae per 45 giorni.

Il vino si presenta con un color verdolino-paglierino, intenso al naso dove emergono sentori di frutta a bacca bianca e note di buccia di mela, s’intuisce inoltre un leggero accenno affumicato.
Alla bocca troviamo un vino fresco, dotato di un’effervescenza leggera, nuovamente la mela è il sentore più percepibile, piacevole e simpatica è la beva mentre la persistenza è buona.

Miotti Firmino Az. Agr. – “Pedevendo” 2015 – Rifermentato in bottiglia “sur lies”, senza solfiti aggiunti

Il nome dell’uva utilizzata è  Pedevenda, un vitigno coltivato nei territori situati in provincia di Vicenza.
Le prime notizie sulla sua coltivazione risalgono al 1754, anno in cui Valerio Canati in arte Aureliano Acanti, annovera “il grato Pedevenda” tra i vini famosi del territorio di Vicenza. Anche Acerbi nel 1825, e Zara nel 1901, parlano di questo vitigno, citandolo il primo come Pexerenda e l’altro come Peverenda.
Si tratta di un vitigno dotato di buona vigoria vegetativa e produzione costante. Il grappolo è medio ed ha una buccia dal colore verde-giallastro. Matura tardi e ama i terreni collinari argilloso-calcarei, resiste bene ai freddi e alle malattie e ha, anche nelle annate più calde, una buona acidità fissa.

Iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal marzo 1995, può essere utilizzato nella produzione di due Igt del Veneto. I dati Istat ne censivano 18 ettari nel 2010.

Le uve per il “Pedevendo” (marchio registrato dall’azienda ) prodotto da Miotti provengono dal Colle di Santa Lucia, una collina vulcanica situata nel comune di Breganze.

La vendemmia viene effettuata in settembre ed il vino termina la sua fermentazione in bottiglia.

I Miotti possiedono circa un ettaro di questa varietà di cui risultano essere gli unici produttori e ne ricavano circa 6/7mila bottiglie/anno.

Il colore è giallo-dorato luminoso, buona la sua intensità olfattiva, presenta sentori di lieviti e di buccia d’uva e di mela.
Alla bocca tornano i sentori d’uva, il vino è dotato di un’acidità pronunciata e di decisa trama tannica, buona la sua persistenza su sentori di mela.

Miotti Firmino Az. Agr. – “Gruajo” 2016

L’uva da cui deriva questo vino è la Gruaja  (Sinonimi: Gruaio, Cruaia).
La prima citazione del nome Gruaja è dell’Acerbi (1825) che scrive: vite coltivata nei contorni di Bassano e di Marostica, la rendita di questa uva non è molto abbondante.
Nel 1882 il Lampertico la classifica tra le varietà coltivate sui Colli Berici.
Nel 1885 la Cruaja viene segnalata come coltivata nelle aree di Marostica, Bassano, Schio, Gambellara ed Arzignano , come risulta dallo studio del Ferronato. Lo stesso autore riporta che la Cruaja preferiva le zone collinose.
Giulio da Schio (1905) rileva che la Gruaia, definita uva molto fine, è coltivata nel circondario di Breganze.
Viala e Vermorel (1909) citano la Cruaja come sinonimo di Raboso.
La Gruaja, ritrovata ancora coltivata nella zona di Breganze, è stata inserita nel progetto dei vecchi vitigni del Veneto ed è stata descritta da Cancellier e Giacobbi nel 2004.
Nel marzo 2012 il vitigno è stato inserito nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite ed è ammesso nella produzione di due vini ad Igt.
Il vitigno è attualmente coltivato nella zona di Breganze (VI) in alcuni vigneti di piccole dimensioni, per una superficie totale stimata di circa 2 ettari.

Come per il “Pedevendo” anche le uve per questo vino provengono dal Colle di Santa Lucia dove i Miotti allevano meno di mezzo ettaro di questo vitigno e ne ricavano 1.330-1.500 bottiglie/anno.
Dopo la vendemmia le uve, riposte in cassette, riposano per una decina di giorni in fruttaio, viene quindi diraspata e pigiata, il vino d’affina quindi in vasche d’acciaio inox sulle fecce fini. La fermentazione malolattica avviene spontaneamente.

Il vino si presenta con un color rubino profondo e luminoso, intenso al naso con sentori fruttati di ciliegia e note speziate.
Mediamente strutturato, speziato, con note pepate che lo rendono leggermente piccante, la trama tannica lo connota con una leggera astringenza, buona la sua persistenza. Un vino molto particolare.

Vitacchio Emilio – Igt Veneto Refosco dal Peduncolo Rosso 2015
Il vitigno “Refosco dal Peduncolo Rosso” deve il suo nome particolare alla colorazione rossa del peduncolo, cioè della base del rachide (raspo). Questo vitigno, che si trova anche in altre zone d’Italia, è sempre stato coltivato dai Vitacchio tant’è che il vigneto in produzione ha un’età di 50 anni.

Come per la “Sampagna” anche le uve per questo vino provengono dalla località Costa di Breganze.
Il sistema d’allevamento è alla “Cappuccina” e la vendemmia viene effettuate nella terza decade di settembre. Il vino s’affina in contenitori d’acciaio per sei mesi sulle fecce fini.
Le bottiglie prodotte sono circa 3.000.

Molto bello il colore, rubino luminoso di discreta intensità.
Buona l’intensità olfattiva, con in evidenza sentori di ciliegie selvatiche.
Fresco alla bocca, sapido, mediamente strutturato, tornano i sentori di frutta selvatica, lunga la persistenza e piacevole la beva.

Col Dovigo S.S. – Groppello Igt Veneto 2016
Il vitigno Groppello è uno tra i vitigni autoctoni a bacca rossa dell’area di Breganze, già conosciuto nel 1500, è caratterizzato dall’avere un grappolo molto compatto, simile ad un groviglio, chiamato in dialetto locale “Grop-Gropo”, da cui probabilmente deriva il nome Groppello.
Questo vitigno a bacca rossa si è diffuso in diversi siti vitivinicoli veneti, in alcuni areali lombardi ed in alcune zone del trentino, diversificandosi in diverse sottovarietà. Nella zona di Breganze è comune trovare il “Groppello di Breganze”, che a differenza dei cugini trova un ideale terreno caldo e vulcanico, ottenendo così un vino rosso molto colorato, di buon corpo e dalla spiccata personalità.

Le uve provengono dalla località Fratta, sulle colline di Breganze, i suoli sono d’origine vulcanica. La vendemmia s’effettua a metà ottobre, il vino subisce un leggero affinamento in botte grande, a cui seguono sei mesi in acciaio. 10mila le bottiglie prodotte.

Bello il colore, rubino brillante e luminoso di media intensità.
Discreta l’intensità olfattiva, il vino presenta un bel frutto rosso (ciliegia selvatica), leggere note affumicate ed accenni aromatici.
Fresco, fruttato, con bella vena acida e leggera (e piacevole) trama tannica, sentori di nocciolo d’albicocca, finale ammandorlato, piacevole la beva.

Azienda Agricola Ca’ Biase di Dalla Valle Innocente – “Sojo Rosso” Igt Veneto –
Si tratta di un curioso vino passito le cui uve (70% groppello e 30% cabernet) raccolte in settembre vengono appassite in fruttaio.
Il vigneto è situato in località Fratte, sulle colline di Breganze, su suoli di natura vulcanica.
Una parte del vino matura in botti di rovere.

Color rubino-granato luminoso.
Al naso frutta rossa matura e dolce, ciliegia, prugna, legno dolce e note balsamiche.
Dotato di buona struttura, si colgono spezie dolci ed una leggera nota piccante che rimanda al peperoncino.
Un vino contemporaneamente dolce e speziato.
Lorenzo Colombo

 

 

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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