Barolo

Disciplinare di produzione
della Denominazione di Origine Controllata e Garantita
“Barolo”
DPR 1° luglio 1980 – GURI n. 21 del 22 gennaio 1981

articolo 1
La denominazione di origine controllata e garantita “Barolo” è riservata al vino rosso “Barolo” già riconosciuto a denominazione di origine controllata con Dpr 23 aprile 1966, che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

articolo 2
Il “Barolo” deve essere ottenuto esclusivamente dalle uve del vitigno “Nebbiolo” delle sottovarietà “Michet”, “Lampia” e “Rosè”, prodotte nella zona di origine descritta nel successivo articolo 3.

articolo 3
La zona di origine delle uve atte a produrre il “Barolo”, comprendente i territori già delimitati con decreto ministeriale 31 agosto 1933, pubblicato nella gazzetta ufficiale del 12 ottobre 1933, n. 238, nonché quelli per i quali ricorrono le condizioni di cui al secondo comma dell’articolo 1 del Dpr 12 luglio 1963, n. 930, include l’intero territorio dei comuni di Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e in parte il territorio dei comuni di Monforte d’Alba, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi ricadenti nella provincia di Cuneo.
Tale zona è così delimitata:
da una linea che, partendo dall’abitato di Verduno, scende lungo la vecchia strada del Tanaro e, fiancheggiando C. Pradonio, raggiunge a quota 300 la vicinale di Movigliero. Indi percorre la vicinale dei Ronchi, che da questo punto ha origine fino a incontrare (passando per quota 276) il confine tra Roddi e Verduno. Segue tale confine fino a raggiungere quello tra La Morra e Roddi su1 quale prosegue fino alla località Ciocchino. Da Ciocchino, la linea di delimitazione segue la strada vicinale del Bricco Ambrogio toccando le quote 248 e 252 fino a incontrare il rio Talloria di Castiglione. Risale il rio Talloria di Castiglione in direzione sud-ovest fino a incontrare la strada provinciale Alba-Barolo in prossimità del bivio per Barolo e per Serralunga. Da questo punto, la linea di delimitazione segue la provinciale Alba-Barolo in direzione nord verso Alba fino al km 5, ove, in prossimità di Cascina Giuli, imbocca la strada per Case Borzone e Giacco e la segue fino a raggiungere, ai Farinetti, il confine tra i comuni di Grinzane Cavour e Diano d’Alba. Segue detto confine fino al torrente Garzello e poi il torrente medesimo sino alla confluenza con il torrente Talloria di Sinio. Risale quindi il Talloria per tutto il tratto che questo percorre in territorio di Diano d’Alba e poi nel successivo che fa da confine tra il comune di Serralunga e i comuni di Montelupo e di Sinio. Prosegue lungo quest’ultimo confine e poi lungo quello di Serralunga con Roddino, fino a incontrare, a quota 297 in prossimità di Cascina Pian Romaldo, il confine tra Serralunga e Monforte. Segue dall’origine il rio di Pian Romaldo in direzione di Bricco del Rosso (quota 498), sotto il quale raggiunge la provinciale Roddino Monforte che segue fino al capoluogo di questo comune. Dal capoluogo di Monforte scende al rio Cornaretta e prosegue lungo il primo tratto del rio di Monchiero, fino a raggiungere (per case Manzoni, C. Rocca Nera, e C. Vigliani) il confine comunale tra Morforte e Monchiero con il quale si identifica fino a incontrare il Rio Rataldo e il confine tra i comuni di Novello, Monchiero e Monforte. Scende lungo il rio Rataldo e, raggiunta la confluenza con il rio della Mosca, risale quest’ultimo fino al capoluogo di Novello. Da Novello, la linea di delimitazione prosegue per la vicinale dei Corini, sale ai Tarditi e ai Saccati (quota 339) e segue oltre ai Saccati in primo tratto il confine comunale tra Novello e Narzole, indi continua sul confine tra i comuni di Barolo e Narzole fino a incontrare il confine tra Barolo e La Morra in prossimità di quota 480. Da questo punto segue verso occidente il confine tra i comuni di Narzole e La Morra fino a raggiungere quello tra i comuni di Cherasco-La Morra lungo il quale prosegue in direzione nord e, passando per quota 386, giunge a intersecare, in prossimità del km 4, la strada provinciale Cherasco-La Morra. Da questo punto, la linea di delimitazione segue la provinciale suddetta fino alla località S. Michele (quota 302); indi prosegue per la strada vicinale esistente fino a incontrare il rio S. Michele che risale per breve tratto in direzione sud-est fino alla confluenza con il rio Rovanco sul confine comunale tra Cherasco e La Morra. Segue detto confine che, passando per quota 292 (Cascina Motturone), raggiunge il greto del fiume Tanaro; quindi piega verso nord-est e raggiunge, in linea retta, Presa. Da questo punto, la linea di delimitazione risale la comunale detta dei Garassini che, passando per C. Dabene, raggiunge la strada provinciale per Pollenzo. Percorre detta provinciale in direzione di Cascina Roggeri fino a incontrare il confine tra i comuni di La Morra e Verduno e il bivio per Cogni. Prosegue quindi in direzione sud, lungo il confine tra La Morra e Verduno fino all’abitato di Cogni ove, raggiunta la provinciale, segue quest’ultima sino all’abitato di Verduno punto di partenza della delimitazione.

articolo 4
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del “Barolo” devono essere quelle tradizionali della zona e comunque unicamente quelle atte a conferire alle uve e al vino derivato le specifiche caratteristiche di qualità.
Sono pertanto da considerarsi idonei unicamente i vigneti collinari di giacitura e orientamento adatti e i cui terreni siano preminentemente argilloso-calcarei.
I sesti di impianto, le forme di allevamento e i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati e comunque atti a non modificare le caratteristiche peculiari dell’uva e del vino.
È esclusa ogni pratica di forzatura e in particolare la incisione anulare.
La produzione massima a ettaro in coltura specializzata non deve essere superiore a q.li 80 di uva.
A tale limite, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la produzione dovrà essere riportata attraverso un’accurata cernita delle uve purché la produzione non superi del 20% il limite massimo sopra stabilito.
La resa massima delle uve in vino non deve essere superiore al 70% al primo travaso e non dovrà superare il 65% dopo il periodo di invecchiamento obbligatorio.

articolo 5
Nell’ambito della resa massima prevista nel precedente articolo 4 i competenti organi regionali, sentito il parere delle organizzazioni professionali e degli enti e istituti interessati, fissano annualmente entro il 20 settembre, in via indicativa, la produzione media unitaria delle uve e la data di inizio della vendemmia.
I conduttori interessati che prevedano di ottenere una resa maggiore rispetto a quella indicativa, dovranno tempestivamente, e comunque almeno cinque giorni prima della data di inizio della propria vendemmia, segnalare, indicando tale data, la stima della maggiore resa, mediante lettera raccomandata agli organi della regione Piemonte competenti per territorio, per gli opportuni accertamenti da parte degli stessi.
La resa media indicativa va fissata tenendo conto dell’andamento stagionale e delle altre condizioni ambientali di coltivazione (sistemi di impianto, di coltura ecc.) al fine di assicurare la rispondenza della denuncia delle uve alla effettiva produzione dei vigneti.

articolo 6
Le operazioni di vinificazione e di invecchiamento obbligatorio devono essere effettuate nella zona delimitata nell’articolo 3.
Il ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, sentito il parere del Comitato nazionale per la tutela delle denominazioni di origine dei vini può altresì consentire che le suddette operazioni di vinificazione e di invecchiamento obbligatorio siano effettuate dalle aziende che, avendo stabilimenti situati nei territori delle province di Cuneo, Asti, Alessandria inclusi nell’articolo 4 del disciplinare annesso al Dpr 23 aprile 1966, dimostrino che già effettuarono tali operazioni, previa attestazione della competente Camera di commercio.

articolo 7
Le uve destinate alla vinificazione sottoposte a preventiva cernita, se necessario, devono assicurare al vino una gradazione alcolica complessiva minima naturale di gradi 12,5.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche ecologiche reali e costanti, atte a conferire al vino le sue peculiari caratteristiche. La conservazione e l’invecchiamento del vino devono essere effettuate secondo i metodi tradizionali.
Il vino deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di almeno tre anni e conservato per almeno due anni di detto periodo in botti di rovere o di castagno.
Il periodo di invecchiamento decorre dal l° gennaio successivo all’annata di produzione delle uve.
È consentita l’aggiunta, a scopo migliorativo, di Barolo più giovane a identico Barolo più vecchio o viceversa nella misura massima del 15%.
In etichetta dovrà figurare il millesimo relativo al vino che concorre in misura preponderante.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Barolo”, ultimato il periodo di invecchiamento obbligatorio, dovrà essere sottoposto alla prova di degustazione prevista dal punto 4 dell’articolo 5 del Dpr 12 luglio 1963, n. 930.
Tale prova di degustazione dovrà essere effettuata da un’apposita commissione, di norma presso l’istituto tecnico agrario statale specializzato per la viticoltura e l’enologia di Alba, dove ha sede la commissione stessa, secondo le norme all’uopo impartite dal ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, sentito il parere del Comitato nazionale per la tutela delle denominazioni di origine dei vini e degli enti interessati.

articolo 8
Il “Barolo” all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: rosso granato con riflessi arancione;
– odore: profumo caratteristico, etereo, gradevole, intenso;
– sapore: asciutto, pieno, robusto, austero ma vellutato, armonico;
– gradazione alcolica minima complessiva: gradi 13;
– acidità totale minima: 5 per mille;
– estratto secco netto minimo: g 23 litro.
È in facoltà del ministro dell’Agricoltura e delle Foreste di modificare, con proprio decreto, i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto secco netto.

articolo 9
Il “Barolo” sottoposto a un periodo di invecchiamento non inferiore a cinque anni può portare come specificazione aggiuntiva la dizione “riserva”.
Le bottiglie in cui viene confezionato il “Barolo” per la commercializzazione devono essere di forma albeisa o corrispondente ad antico uso o tradizione, di capacità consentita dalle vigenti leggi, ma comunque non inferiore a 350 cc, di vetro scuro e chiuse con tappo di sughero.
È vietato il confezionamento e la presentazione artificiosa delle bottiglie, che possano trarre in inganno il consumatore o che siano comunque tali da offendere il prestigio del vino.

articolo 10
La denominazione “Barolo chinato” è consentita per i vini aromatizzati preparati utilizzando come base vino “Barolo” senza aggiunta di mosti o vini non aventi diritto a tale denominazione e con un’aromatizzazione tale da consentire, secondo le norme di legge vigenti, il riferimento nella denominazione alla china.

articolo 11
È vietato usare assieme alla denominazione “Barolo” qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: “extra”, “scelto”, “selezionato” e similari.
È tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi privati, consorzi, non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente.
È consentito altresì l’uso di indicazioni geografiche e toponomastiche che facciano riferimento a comuni, frazioni, poderi, tenute, tenimenti, cascine e similari, nonché delle sottospecificazioni geografiche, bricco, costa, vigna e altri sinonimi di uso locale, costituite da aree, località e mappali inclusi nella zona delimitata nel precedente articolo 3 e dalle quali effettivamente provengono le uve da cui il vino così qualificato è stato ottenuto.
I conduttori interessati che vogliono usufruire in proprio o concedere l’uso delle indicazioni geografiche o toponomastiche e delle sottospecificazioni geografiche agli acquirenti dell’uva e del vino di quella provenienza, dovranno fare apposita, specifica istanza sulla denuncia annuale delle uve, indicandone separatamente l’origine. La stessa indicazione dovrà essere apposta anche sulla documentazione prevista per legge.
La Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Cuneo dovrà istituire, nell’ambito dell’albo del “Barolo”, un catasto particolare dei vigneti indicati con sottospecificazioni geografiche e dovrà annualmente rilasciare le ricevute delle uve contenenti le relative indicazioni specifiche.

articolo 12
Sulle bottiglie o altri recipienti contenenti il “Barolo” deve sempre figurare l’indicazione veritiera o documentabile della annata di produzione delle uve.
La denominazione di origine controllata e garantita “Barolo” deve essere sempre messa in evidenza, comunque deve figurare con caratteri di altezza e di larghezza non inferiori a 2/5 di quelli massimi di ogni altra indicazione che compaia sull’etichetta principale della bottiglia.

articolo 13
Chiunque produce, vende, pone in vendita, comunque distribuisce per il consumo con la denominazione di origine controllata e garantita “Barolo” vini che non rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione, è punito a norma dell’articolo 28 del Dpr 12 luglio 1963, n. 930.

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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