Barsac

In un’ideale rappresentazione genealogica dei vini dolci di Bordeaux, BARSAC merita senza dubbio il titolo di “fratello” – meno noto, ma certamente non meno talentuoso – del celebre Sauternes. La relazione tra questi due vini non riguarda soltanto le caratteristiche organolettiche e più in generale il “terroir”, ma è addirittura definita dai disciplinari delle rispettive appellation contrôlée.
Nonostante Barsac appartenga ai cinque comuni di produzione del Sauternais, infatti, gli château di questa piccola area sono autorizzati a scrivere sulle loro etichette sia l’appellation omonima che quella del più noto vicino o in generale la doppia indicazione Sauternes-Barsac. Tuttavia i produttori più prestigiosi preferiscono identificare i loro vini con la sola denominazione del comune.
Sommariamente si può dire che i vini con la denominazione Barsac siano più affidabili di quelli etichettati genericamente Sauternes.

Storicamente Barsac fu una colonia inglese, nonché il porto principale della zona. Da qui partivano i vini dolci bordolesi, tanto ricercati dalla nobiltà europea, dalle corti russe e addirittura oltreoceano. Fra gli estimatori va annoverato infatti anche il presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson, il quale ne rimase talmente affascinato da scrivere che la regione produceva i migliori bianchi di Francia dopo la Champagne e l’Hermitage.
I vigneti crescono a nord del fiume Ciron, sulla sponda sinistra della Garonna a 38 km a sud-est di Bordeaux. La produzione di questi straordinari vini dolci, analogamente a quanto avviene in tutta la zona, è influenzata dall’unicità del microclima caldo-umido che consente lo sviluppo della Botrytis cinerea, la muffa nobile che durante l’autunno attacca gli acini dell’uva semillon e sauvignon, trasformando “il frutto in oro”. In realtà i grani assumono un aspetto tutt’altro che “nobile”, caratterizzato da una colorazione bruno-violacea e da una struttura raggrinzita, ricoperta da una fuligine biancastra. I vigneron francesi definiscono questo aspetto con un termine che non lascia dubbi: “rôti”, ossia “arrostito”. Il microscopico fungo responsabile di questa mutazione metabolizza la buccia, lasciando evaporare parte dell’acqua contenuta nella polpa e favorendo la concentrazione del tenore zuccherino e del corredo aromatico. I succo degli acini si arricchisce di nuovi elementi, come la glicerina e la botricina, capaci di conferire al vino sensazioni tattili vellutate e potenzialità gusto olfattive inimitabili. Le versioni migliori sprigionano profumi complessi e di rara finezza, definiti da note di miele d’acacia, pesca bianca, mandorla dolce, spezie orientali, mango, ananas, albicocche secche, confettura di arance, pane tostato e vaniglia.

Il terreno, meno collinare e più ricco di arenarie e calcare, contribuisce probabilmente a conferire ai vini di questa zona una minore struttura rispetto ai Sauternes. In compenso però un buon Barsac mette in risalto una finezza superiore e una spiccata freschezza, ben supportata da aromi agrumati e mentolati.

Etichette consigliate
Château Bouyot, Broustet, Caillou, Climens, Coutet, Doisy-Daëne, Dosy-Dubroca, Doisy-Vedrines, Liot, Du Mayne, Ménota, Nairac, Pernaud, De Rollande, Roumieu, Roumieu-Lacoste, Simon, Souau, Closiot, De Myrat

Abbinamento
Foie gras, formaggi erborinati proposti in abbinamento al miele o confetture
Stefano Francavilla

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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