Beaujolais: da non sottovalutare…

Un’ottima padronanza tecnica è d’obbligo per la produzione di beaujolais nouveau. Nella cantina, il viticoltore esegue una macerazione breve che richiede una particolare cura e nNel vigneto, tutto l’anno, pota, scacchia, dirada… Essenziale il vitigno, naturalmente, il gamay noir à jus blanc, complesso da coltivare; un unico vitigno per una “vinificazione beaujolaise” molto “particolare”…
Per ottenere un vino fresco e beverino, aromatico e fruttato, il viticoltore sceglie una macerazione breve compresa tra i 4/5 giorni al massimo. Allo scopo, è richiesta una perfetta padronanza della tecnica, poiché un travaso eseguito tre ore prima del dovuto darà origine a un vino eccessivamente leggero e privo di colore; al contrario, il prolungarsi della fermentazione in presenza delle vinacce conferirà al vino novello un carattere diverso, dai tannini più accentuati.
Come abbiamo accennato si utilizza un solo vitigno (il gamay noir à jus blanc) che viene viificato a grappoli interi, tecnica tipica del Beaujolais, con una durata della fermentazione (in presenza delle vinacce) molto breve, dai 4 ai 5 giorni, volta ad esprimere il maggior numero di aromi della frutta senza l’astringenza tuttavia dei tannini dall’eccessiva presenza.

Dopo il raccolto, ecco quali sono le fasi principali: introduzione dell’uvaggio nel tino, prima fermentazione alcolica, torchiatura, assemblaggio del mosto ottenuto prima della svinatura e di quello successivo alla torchiatura in un tino dove viene portata a termine la fermentazione; fermentazione malolattica: i batteri trasformano l’acido malico in acido lattico. Il vino diventa più morbido, perde l’acido. La seconda fermentazione consente alla maggioranza dei vini di raggiungere la stabilità biologica nel mese successivo al raccolto.
Due sono le denominazioni per il beaujolais nouveau: i beaujolais e i beaujolais-villages.
Una superficie di 16mila ettari coltivati a vite dà origine non ad uno ma a più beaujolais nouveaux, le cui caratteristiche variano in base ai “terroirs” e al tocco personale dei singoli produttori.
La denominazione beaujolais raggruppa 72 paesi siti nella parte meridionale ed orientale del vigneto. Coltivata su terreni calcarei-argillosi e granitici, per metà viene messa in commercio con la denominazione Beaujolais nouveau. Rappresenta i 2/3 della produzione di beaujolais nouveau, ovvero 293mila ettolitri nel 2004.
I beaujolais-villages sono tipici di 38 comuni dai terreni granitici ed innumerevoli pendii. Rappresentano 1/3 dei vini “nouveaux”: nel 2004, 147mila ettolitri di beaujolais-villages sono stati commercializzati con l’etichetta “beaujolais-villages nouveau”.
Il raccolto globale, per le 12 denominazioni del Beaujolais, è ammontato a 1,3 milioni di ettolitri.
Tra gli anni cinquanta, in cui l’Ufficio delle Entrate Indirette autorizzò il rilascio precoce dei vini novelli, e la fine del ‘900, sono nettamente aumentati i quantitativi prodotti e l’estensione delle superfici coltivate a vite. Dai 14.680 ettari del 1954 il vigneto è passato a 15.422 ettari nel 1961 e 22.500 ettari attualmente. Questa superficie è stabile in quanti i diritti di piantatura sono sospesi.
La produzione di beaujolais nouveau è cresciuta da 15mila a 450mila ettolitri mediamente. L’incremento deriva dallimpressionante successo mondiale di questo vino che ha dato vita ad un vero e proprio fenomeno sociale.

Cenni storici
“Spillate, gente, il vino che sgorga nuovamente dalle botti: un vino discreto, pieno e agile come uno scoiattolo nei boschi, un vino che non sa affatto di marcio o di acre. Corre il vino sulla feccia, asciutto e vivo, chiaro come le lacrime del pescatore, un vino indissociabile dalla lingua. Guardatelo inghiottire la propria schiuma, osservatelo mentre saltella, scintilla, frigge. Tenetelo per un po’ in bocca, sentirete il suo sapore arrivarvi nel cuore” (le Jeu de Saint-Nicolas, Jean Bodel dArras, 1200 ; testo pronunciato dal banditore di vino Raoulet per annunciare l’arrivo del vino novello nelle strade di Parigi).
Il beaujolais vanta una storia lunga due millenni. Il consumo di vini novelli affonda le radici in una consuetudine che va ben al di là della tradizione poiché risale agli albori del consumo di vini in generale. 
Durante lantichità, la “serva potio”, la “lora” o “bevanda degli schiavi” veniva proposta ai vendemmiatori non appena l’uva era stata pigiata. Originava da una seconda macerazione del mosto diluito in acqua che doveva durare fino al solstizio d’inverno. 
In epoca medievale il vino giunge precocemente sul mercato, quindici giorni circa dopo il termine della vendemmia grazie ad un sistema che, allora, presentava un doppio vantaggio: il signore, il vescovo o abate del Monastero, proprietario del vigneto, spunta i prezzi migliori per i suoi vini. Gli è concesso commercializzare per primo la bevanda da tutti attesa. Il “banvin” gli garantisce addirittura lesclusiva per la vendita: il titolare di questo privilegio è l’unico ad essere autorizzato a vendere il proprio vino… Il banvin è tolto solo quando è stata smerciata tutta la produzione dando così la possibilità ai « concorrenti » di accedere al mercato. 
Non solo: la commercializzazione precoce dei vini risolve i problemi inerenti alle difficoltà di conservazione. All’interno di botti di pessima qualità, il vino entra a contatto con l’aria, si ossida, diventa subito aceto ed è imbevibile. 
Dal ‘700 la borghesia nelle varie città inizia a riempirsi le cantine di vini provenienti dalle proprie tenute. Esente da ogni diritto di ingresso in città, il vino è smerciato, “tagliato e servito” a domicilio. In questo modo, la borghesia rivaleggia con i proprietari di taverne e locande e, come loro, si trova a dovere fare i conti verso la fine dell’inverno con la scarsità estrema del prodotto. 
Nell’800, prima che venissero sviluppati i vigneti in Francia, il mercato vinicolo è caratterizzato dalla scarsità dell’offerta. I primi venditori di vini novelli, come racconta la storia, furono il re, i signori e la chiesa. Il commercio del vino assume un’importanza fondamentale: è posto sotto la sorveglianza di un vero e proprio esercito di mediatori assaggiatori e di giurati. Si dice, del resto, che il vino è “loyal et marchand”
Se manca il vino l’ira serpeggia. Nel 1788, a Lione, gli operai delle seterie si ribellano. Anche a Parigi, la presa della Bastiglia è preceduta da “sommosse della sete”
Grande è quindi l’impazienza, ogni anno, che precede l’arrivo del nuovo raccolto. Tanto più che in Francia, come in ogni paese dalle tradizioni vinicole del resto, il periodo successivo alla vendemmia è fatto di allegria e di un succedersi di feste che segnano la fine di un duro lavoro a conclusione dell’anno viticolo. 
Tra le feste che fanno da corollario al termine della vendemmia e le prime degustazioni, l’11 novembre o festa di San Martino, rappresenta un momento importante fino all’indomani della prima guerra mondiale e la firma dell’armistizio. Per il popolo viticolo segna il giorno di pagamento degli affitti, la scadenza dei contratti di assunzione per gli operai, gli apprendisti, i domestici, la chiusura dei conti tra vignaioli e vendemmiatori… Sempre lo stesso giorno i viticoltori offrono le primizie dei loro raccolti e danno, come vuole la tradizione, da assaggiare il vino novello. La degustazione risponde al nome di “martinée”, lo spillare il vino novello a “martinage”, il tutto in occasione di una grande cena in cui è servita l’oca della San Martino. 

Nel Beaujolais, i Lionesi contribuiscono al rafforzamento della tradizione del vino novello. Alle porte del vigneto beaujolais anche i Lionesi attendono con impazienza il nuovo raccolto. I vini delle precedenti vendemmie si sono inaspriti. E’ d’obbligo sostituirli ed approvvigionarsi al più presto, ancor prima della fine della fermentazione. 
I titolari delle mescite, i cosiddetti “bouchons” o “speziali porte-pot”, assaggiano i vini novelli per primi. All’inizio del ‘900, al termine della vendemmia, si recano nei vigneti e fanno “man bassa” sulle migliori cuvée per rispondere alla domanda dei loro clienti. 
La fermentazione del vino è portata a termine nei fusti (botti di 216 litri) durante il trasporto caotico su carri trainati dai cavalli o chiatte di legno che scorrono sulla Saona fino a Lione o dintorni. 
La commercializzazione del vino, all’epoca, non è né regolamentata né organizzata. La fisionomia del vigneto beaujolais nulla ha da spartire con quella attuale. All’indomani della seconda guerra mondiale, i bistrot continuano ad approvvigionarsi direttamente “alla fonte”. Per la maggior parte, i vini sono prodotti nella zona centrale del vigneto, su una superficie inferiore a 2000 ettari a Blacé, Saint-Etienne-les-Oullières, Saint-Etienne-la-Varenne, Vaux-en-Beaujolais, le Perréon… nei settori più precoci del Beaujolais, la storica “culla” dei “nouveaux”. Nasceranno e si svilupperanno poi le zone situate nella denominazione beaujolais vera e propria, più meridionale. 
La tradizione la fa da padrona. Il beaujolais nouveau non è considerato un mercato a sé stante. Bisognerà aspettare fino agli anni 50 perché si concretizzi il fenomeno che si amplificherà nella seconda metà del XX° secolo, per assumere oggi le proporzioni di un evento ineguagliato nell’universo vinicolo mondiale. 

Marketing?Molti pretendono di aver capito il fenomeno del beaujolais nouveau e lo riassumono in una sola parola: “marketing”. Si afferma generalmente che il beaujolais nouveau sarebbe la più bella operazione commerciale del dopoguerra, un’idea geniale del marketing. 
Il fenomeno, nato effettivamente durante gli anni 50, è più complesso di quanto sembri. Quattro sono i fattori che vi hanno contribuito: una decisione normativa, emanata dagli Uffici delle Entrare Indirette il 13 novembre 1951; un vitigno: il gamay noir à jus blanc, quasi esclusivamente beaujolais, che produce splendidi vini novelli; l’energia dei viticoltori e dei commercianti, desiderosi di sviluppare il vigneto; l’impegno di molti ambasciatori, innamorati del Beaujolais e affezionati all’atmosfera conviviale che fa da contorno a un vino popolare e repubblicano.

Norme
Sotto il profilo normativo la storia del beaujolais nouveau inizia l’11 marzo 1951 con la cancellazione del principio in base al quale i vini uscivano dalle tenute a scaglioni. Fino ad allora le vendite di vini erano regolamentate da uno scadenzario severo che stabiliva la percentuale del raccolto da commercializzare e le date di immissione al consumo dei suddetti quantitativi. Lo scopo era di pianificare i rifornimenti di vino dell’esercito. Questo scadenzario viene soppresso nella primavera del 1951. Si susseguono una serie di date importanti per il beaujolais nouveau.
L’8 settembre 1951, un’ordinanza pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale relativa
alla “commercializzazione dei vini del raccolto 1951” stipula che “i produttori sono autorizzati a fare uscire i vini del raccolto 1951 con la denominazione di origine controllata solo a decorrere dal 15 dicembre 1951”.
Nell’ottobre 1951, i viticoltori riuniti in seno all’Unione vinicola del Beaujolais chiedono di potere commercializzare “i vini del Beaujolais immediatamente”, sottolineando che si tratta di “vini giovani”. La domanda viene accolta nel giro di poco tempo.
Il 13 novembre 1951, una nota dell’Ufficio delle entrare indiretta stabilisce “le condizioni da rispettare perché alcuni vini rispondenti a denominazione controllata possano essere commercializzati immediatamente, senza dovere attendere il “déblocage” generale del 15 dicembre”. I vini sono: il Beaujolais, i Côtes-du-Rhône, il Borgogna (vini bianchi) e il Bourgogne Grand Ordinaire, il Bourgogne Aligoté, il Mâcon (vini bianchi), il Gaillac e Gaillac Premières Côtes (vini bianchi), il Muscadet. L’eventuale commercializzazione immediata è subordinata ad autorizzazione da parte dell’Inao (Institut National des Appellations dOrigine). Questa data segna la nascita ufficiale del fenomeno del Beaujolais nouveau. I quantitativi commercializzati all’epoca dal vigneto sarebbero stimabili in 15 000 ettolitri circa.
Per quindici anni la data del “déblocage” del beaujolais nouveau varia di alcuni giorni in base alle annate. Il 20 ottobre 1952 si ipotizza la data del 3 novembre par la commercializzazione anticipata del beaujolais e quella del 1° novembre nel 1953.
Con il decreto del 15 novembre 1967 si assiste ad una razionalizzazione del “déblocage”: il 15 novembre, alle ore 0:00 di ogni anno. Sarà registrata un’unica eccezione alla regola nel 1977, annata particolarmente tardiva in cui il beaujolais nouveau è messo in vendita il 25 novembre alle ore 0:00. Il raccolto, prodotto nei vigneti che si estendono ormai su una superficie di 20 000 ettari, ammonta a 220 000 ettolitri.
Nuovo assetto nel 1985: per agevolare l’immissione sul mercato dei 500mila ettolitri prodotti quell’anno, un decreto fissa al terzo giovedì di novembre la data per la messa a disposizione dei consumatori del beaujolais nouveau (e altri vini giovani). E’ tuttora in vigore la data del terzo giovedì di novembre.

Il gamay noir à jus blanc
Cacciato dalla Borgogna nel 1395 da Filippo L’Ardito, l’estremamente “déloyault” gamay è oggi un vitigno quasi esclusivamente beaujolais. Dei 36mila ettari di gamay piantati nel mondo, 22.500 sono inseriti nel vigneto beaujolais. Quello che viene chiamato a volte petit Gamay, Gamay rond oppure Bourguignon noir, ha quindi trovato la sua terra elettiva nei suoli calcarei-argillosi e i suoli granitici del Beaujolais.
Le sue sono attitudini colturali ed agronomiche specifiche. Estremamente resistente e fertile, è particolarmente complesso da coltivare. Richiede una cura molto scrupolosa qualora si voglia dominarne l’ardore e controllarne le rese.
Un’elevata densità: tra 8 e 10mila ceppi/ettaro, può oggi essere ridotta fino a 6mila ceppi/ettaro, in virtù delle modifiche introdotte dall’Inao nei decreti delle denominazioni, nel novembre del 2004.
Una potatura corta che lasci da 3 a 5 branche su ogni ceppo e 10 occhi (gemme) al massimo.
“Vendanges en vert”: vendemmie che si svolgono a luglio per ridurre il numero di grappoli per ceppo ed esercitare un miglior controllo sulle rese. Non più tardi di un decennio fa, queste “prevendemmie” stupivano i produttori che, per la maggior parte, non ne capivano l’utilità. Oggi, con il passare delle annate, questa tecnica sempre più viene utilizzata. Ma nel 2005, essendo il raccolto scarso, sono state raramente praticate.
Sul piano enologico, il gamay produce dei vini fruttati i cui aromi si esprimono velocemente, da bere piuttosto giovani. E’ particolarmente adatto alla vinificazione di vini novelli. Il suo predominio nel Beaujolais spiega lo sviluppo dei vini novelli e l’importanza che oggi rivestono. Senza il gamay, mai sarebbe esistito il beaujolais nouveau.

Gli “attori”
Il ruolo dei bistrots à vins, dei commercianti e dell’InterprofessioneI bistrots à vins svolgono un ruolo di prim’ordine nella promozione del beaujolais nouveau: tra questi, i vincitori parigini della Coupe du Meilleur Pot, il trofeo consegnato dal 1954 dalla Académie Rabelais. L’accademia è stata fondata da un’allegra compagnia di artisti e giornalisti riuniti a Château Thivin, alle pendici del Mont Brouilly, attorno a Marcel Grancher e Claude Geoffray. Grazie a loro e ad altri zelatori, il beaujolais nouveau non è più un tipico prodotto di Lione. Il vino gagliardo e gradevole si fa ormai strada nei bistrot parigini.
Nel 1959 viene istituita l’Unione Interprofessionale dei Vini del Beaujolais per lanciare le prime operazioni promozionali già nel 1960.
Nel 1966, i 250 negozi Nicolas aperti a Parigi organizzano, per la prima volta, un evento specifico per il lancio del beaujolais nouveau.
Nel 1976 – splendida annata – la stampa fa osservare che il beaujolais nouveau è “il grande protagonista in tutte le mescite e bistrot della capitale » e che « tutta la Parigi bene si è impegnata a sostenere il neonato”.
Il tessuto commercio locale, interessato dal prodotto e dai suoi sbocchi, è un ottimo vettore per lo sviluppo del beaujolais nouveau. Alla fine degli anni 60, il fenomeno si estende e i commercianti iniziano a rivolgersi all’estero. La conquista dell’Europa è seguita da quella del Nord America, dell’Australia nel 1982, del Giappone e dell’Italia nel 1985, dei paesi del Sud est asiatico nel corso degli anni 90… Ed infine dell’Europa Centrale e Orientale dopo la caduta del muro.

Il pay-off
Ogni consumatore, dovunque sia nel mondo, ricorderà la celebre frasettina: “le beaujolais nouveau est arrivé”. Poche parole, di grande semplicità, scritte probabilmente su un’ardesia dal patron di un bistrot e esposta sopra il bancone. In Francia, René Fallet ne ha fatto il titolo di uno dei suoi romanzi. E’ seguito anche un film nel 1968.
Per il lancio del beaujolais nouveau 2005, la frase viene ammodernata e ringiovanita diventando “Its beaujolais nouveau time” (la sua traduzione inglese), nellambito di una prima campagna di comunicazione globale iniziata dal vigneto (vedere comunicato stampa).

Alcuni dati economici
La regione viticola del Beaujolais riunisce complessivamente 3.500 aziende (indipendentemente dalle denominazioni), 18 cantine sociali, 100 négociant. Nel 2004 sono stati immessi sul mercato 440mila ettolitri di Beaujolais nouveau per un totale di 59 milioni di bottiglie, ossia in media 1/3 della produzione complessiva della regione del Beaujolais. I rimanenti 2/3 sono infatti costituiti dai Beaujolais, i Beaujolais-villages (non vinificati in vini novelli) e i 10 cru del Beaujolais (Brouilly, Chiroubles, Chénas, Côte-de-brouilly, Fleurie, Juliénas, Morgon, Moulin-à-vent, Régnié, Saint-amour).
Nel 2004 il fatturato generato dalla commercializzazione del Beaujolais nouveau (mercato all’ingrosso, dal viticoltore al négociant) ha raggiunto 80 milioni di euro. Il Beaujolais nouveau 2004 ha conseguito ottimi risultati all’export. Con 215mila ettolitri esportati in più di 180 Paesi, pari a quasi il 50% dei volumi immessi sul mercato, il Beaujolais è leader incontrastato (in termini percentuali) dell’export dei vini francesi. Nel 2004 le vendite di Beaujolais nouveau all’estero hanno fatto registrare un salto del 23%, grazie in particolare agli eccellenti risultati ottenuti in Giappone (+ 45%). Il mercato nipponico è infatti oggi il primo cliente estero della regione viticola: da solo importa quasi il 50% dei vini venduti fuori dal territorio francese.
Alla Francia il palmarès delle regioni consumatrici di Beaujolais nouveau. Nel 2004 sono stati commercializzati in Francia 225mila ettolitri di Beaujolais nouveau. Complessivamente la grande distribuzione assorbe circa 75mila ettolitri, ossia quasi 10 milioni di bottiglie. In testa alle vendite francesi di Beaujolais nouveau, per la grande distribuzione, si colloca la regione parigina con 15.500 ettolitri (2 milioni di bottiglie).
Seguono, in ordine decrescente: la regione Est (Strasburgo, Nancy, Metz…): 11mila ettolitri (ossia 1,5 milioni di bottiglie); la regione Centro-Est (Besançon, Dijon, Lione, Grenoble…): 9mila ettolitri (ossia 1, 2 milioni di bottiglie); la regione Nord (Lille, Amiens…): 8.500 ettolitri (1,1 milioni di bottiglie); la regione Sud-Est (Nizza, Marsiglia, Montpellier…): 8mila ettolitri (ossia un milione di bottiglie); la regione Ovest-Nord (Rouen, Caen, Rennes…): 7.300 ettolitri (ossia 950mila bottiglie); la regione Centro-Ovest (Orléans, Limoges, Clermont-Ferrand…): 5.500 ettolitri (ossia 700mila bottiglie); la regione Sud-Ovest (Tolosa, Bordeaux…): 5mila ettolitri (ossia 650 mila bottiglie); la regione Ovest-Sud (Poitiers, Nantes…): 4mila ettolitri (ossia 500mila bottiglie).
(fonte: Iri Secodip)

I mercati esteri
Nel 2004 sono stati esportati, come già ricordato, 215mila ettolitri di Beaujolais nouveau, pari a 29 milioni di bottiglie, in più di 150 Paesi.
Sono 10 milioni le bottiglie trasportate per via aerea, coinvolgendo per otto giorni l’equivalente dell’intera flotta mondiale di aerei adibiti al trasporto merci. Nel 2004 i mercati di importazione di Beaujolais nouveau sono, in ordine decrescente:
Giappone: 94mila ettolitri (ossia 12,5 milioni di bottiglie);
Germania: 34mila ettolitri (ossia 4,5 milioni di bottiglie);
Stati Uniti: 28mila ettolitri (ossia 3,7 milioni di bottiglie);
Paesi Bassi: 14mila ettolitri (ossia 1,8 milioni di bottiglie);
Belgio: 6.500 ettolitri (ossia 900mila bottiglie);
Svizzera: 6mila ettolitri (ossia 800mila bottiglie);
Italia: 3.500 ettolitri (ossia 460mila bottiglie);
Regno Unito: 2mila ettolitri (ossia 260mila bottiglie);
Totale Unione europea: 66.500 ettolitri (ossia 9 milioni di bottiglie).
(fonte: CFCE)

Il Trofeo
Il 13 novembre scorso a Lione è andato in scena la quinta edizione del Trofeo Lyon-Beaujolais Nouveau. Quattro giorni prima dell’arrivo in Francia e all’estero del Beaujolais nouveau, più di 70 esperti provenienti da tutto il mondo, riuniti sotto l’egida dell’Unione degli enologi di Francia, degustano e premiano le migliori cuvée del 2005. L’edizione 2005 del Trofeo Lyon-Beaujolais Nouveau, organizzato dall’Unione degli Enologi di Francia regione Borgogna centro-orientale, si è svolta domenica 13 novembre nelle sale dell’hotel Mercure Saxe-Lafayette (Lyon 3).
Più di 70 operatori del settore si sono dati appuntamento per una degustazione alla cieca delle cuvée 2005 di Beaujolais nouveau in lizza.
Obiettivo delle 12 giurie di degustatori: votare, commentare e analizzare circa 300 campioni di vini per conferire grandi medaglie doro, medaglie doro e medaglie dargento ai migliori Beaujolais e Beaujolais villages nouveaux del 2005. Il Trofeo è ormai un appuntamento storico che segna l’immissione sul mercato del Beaujolais nouveau.
Le tenute e le case vincitrici possono apporre sulle loro bottiglie la decorazione del Trofeo.
Nato inizialmente per ricompensare il “lavoro dei viticoltori” e valorizzare la diversità dei Beaujolais nouveaux a seconda del territorio di produzione e della vinificazione, il Trofeo 2005 ha messo in risalto la qualità di questa annata, che promette di essere eccellente.
Per il consumatore rappresenta una garanzia di professionalità e serietà, oltre – naturalmente – a fungere da guida per la scelta di una determinata cuvée di Beaujolais nouveau.

Le feste
Si contano più di 120 feste di ogni tipo nel Beaujolais. Di cantina in cantina, certo di non trovare mai una porta chiusa, il visitatore può degustare i primi vini dell’anno: sarà accolto con semplicità e calore. Per completare il giro, dopo avere goduto dei meravigliosi paesaggi dei vigneti del Beaujolais, può scegliere tra due grandi appuntamenti, imperdibili per chi vuole celebrare, nella tradizione e direttamente sul posto, larrivo del beaujolais nouveau.
Nella notte tra il 16 e il 17 novembre, a Beaujeu, capitale storica del Beaujolais, si tiene la sedicesima edizione delle Sarmentelles. La festa, ideata da un gruppo di viticoltori desiderosi di solennizzare l’evento nella culla storica del beaujolais nouveau, si è notevolmente ampliata. 300 volontari partecipano ogni anno all’allestimento della festa e alle numerose animazioni che costellano questa notte del beaujolais nouveau.
Alla tradizionale notte di festa fa seguito un salone dei vini del Beaujolais, il Salone delle Sarmentelles, dal venerdì 18 alla domenica 20 inclusa che vede la presentazione delle 12 denominazioni regionali e delle rispettive aziende.
A Tarare, nel sud della regione, la Sagra del Beaujolais Gourmand ricorre ai migliori chef della regione per allestire un menù gastronomico da scoprire alla fine di uno spettacolo e di variopinte animazioni sul tema dei Tropici. Avviso agli appassionati: la tarandouille, una specialità locale di salsicce cotte con vino e cipolle, fa la sua ricomparsa in questa nona edizione gastronomica che tiene banco per cinque giorni con la presenza anche di un invitante mercatino delle golosità. Da non perdere anche la grapillette, marmellata d’uva realizzata a partire dall’agresto (i grappoli non sufficientemente maturi al momento della vendemmia, raccolti più in là nella stagione). Il ricavato della vendita dei vasetti sarà devoluto a unaassociazione caritativa per l’infanzia.

Il POST-NOUVEAU
Le due D.O.C. produttrici di vini novelli c beaujolais e beaujolais-villages non si limitano al fenomeno del beaujolais nouveau, anzi. Al termine dell’intenso lavoro autunnale, fino al grande giorno – il terzo giovedì di novembre – e trascorse le feste che fanno da sfondo alla commercializzazione della prima doc dell’anno, il viticoltore si dedica con amore all’invecchiamento dei “vini del dopo”. Questi sono, di solito, più corposi e strutturati, provenienti da vinificazioni più lunghe e da una maturazione che termina a primavera.
Con il ritorno del bel tempo, quando il famoso giovedì di novembre è un allegro ricordo ormai, i viticoltori imbottigliano i loro “vini del dopo”.
La doc beaujolais produce 250mila ettolitri di beaujolais de garde e la doc beaujolais-villages 220mila ettolitri di beaujolais-villages de garde.
Cos’è un beaujolais de garde?
Il vitigno: gamay noir à jus blanc.
La scelta degli appezzamenti: per vinificare il suo beaujolais de garde, il viticoltore sceglie accuratamente la materia prima. L’uvaggio proviene, di solito, dalle viti più vecchie e meno precoci. I terroirs più adatti a questo tipo di vinificazione sono selezionati prioritariamente.
Tipo di vinificazione: ad interi grappoli, vendemmiati a mano come per il beaujolais nouveau. In questo caso, però, le vinificazioni sono più lunghe e i metodi diversi: tra gli 8 e i 10 giorni minimo per massimizzare l’estrazione di colore, sostanza e tannini. Allo scopo, il viticoltore esegue la pigiatura, il rimontaggio e il délestage. I vini invecchiano poi fino alla primavera prima di essere imbottigliati.
Le etichette delle bottiglie di questi beaujolais sono in genere meno festose e colorate, quindi più classiche rispetto a quelle dei novelli.
Questi beaujolais si contraddistinguono per gli aromi fatti di un misto di bacche rosse (il ribes rosso molto spesso) e spezie, una buona persistenza dovuta ad una struttura più intensa di quella dei vini novelli, l’idoneità alla conservazione tra i 2 e 3 anni e si accompagnano perfettamente a qualsiasi pietanza.

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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