Biancame

Anche se l’origine è sconosciuta si reputa che provenga da uno dei cloni differenziatosi dal vecchio “Greco”. È un vitigno molto vigoroso e non particolarmente esigente rispetto al sistema di allevamento e alla potatura.
La produzione risulta abbondante e costante grazie a un’ottima resistenza ai freddi primaverili e agli attacchi della peronospora e dell’oidio. Nelle annate umide, in terreni freschi e fertili, può andare soggetto a marciumi. Il germogliamento ha inizio in epoca tardiva mentre la fioritura si manifesta in epoca ordinaria; la maturazione dell’uva avviene a cavallo della terza e quarta epoca.
La foglia appare pentagonale, di medio-grande dimensione, quinquelobata; il grappolo si evidenzia per la grandezza e per la forma cilindro-conica, spesso alata e semi serrata. L’acino, di media grandezza, risulta rotondo con buccia sottile non molto consistente, di colore giallastro spesso cosparsa di punteggiature e macchie marrone, scarsamente pruinosa; la polpa sciolta ha sapore semplice.
Dal “Biancame” si ottiene un vino di colore giallo paglierino dal profumo delicato di mela e di pesca, con sentori di spezie; al gusto evidenzia una leggera acidità con fresca persistenza aromatica speziata con un piacevole retrogusto amarognolo.
La zona di produzione è ampia lungo la costa orientale dell’Italia settentrionale e nelle Marche (dove il Biancame e’ conosciuto anche con il nome di Passerina) soprattutto lungo il litorale e le zone collinari adiacenti. Il biancame concorre nella preparazione del “Piceno bianco” e, nella provincia di Pesaro, in quella del “Bianchello del Metauro”.

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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