Collio

Il COLLIO, una mezzaluna di colline chiusa ad ovest dal fiume Judrio ed ad est dall’Isonzo, nella cui parte convessa, situata a nord, s’insinua la Brda slovena mentre quella concava confina a sud con la Doc Isonzo.
Qui ci sono 1.500 ettari vitati suddivisi tra 350 aziende vitivinicole, poco meno della metà delle quali associate al Consorzio Tutela Vini Doc Collio.
Vi si producono ogni anni poco meno di 50mila ettolitri di vino Doc, provenienti da diciassette diversi vitigni, principalmente a bacca bianca, sia autoctoni che internazionali.
Quelli più coltivati sono il Pinot grigio, che da solo copre oltre un quarto della superficie vitata della denominazione (25,80%), il Sauvignon blanc, con poco meno d’un quinto dei vigneti (19,34%), seguono quindi l’autoctono regionale per antonomasia, ovvero il Friulano (15,35%), lo Chardonnay (9,09%) e la Ribolla gialla (7,50%). Questi cinque vitigni coprono oltre i tre quarti della superficie vitata, il primo tra quelli a bacca rossa è nuovamente un internazionale, il Merlot, con il 7,16% dei vigneti.
La Doc Collio contempla al suo interno numerose tipologie (troppe) di vino, sono ben diciotto, anche se quelli di riferimento sono pochi e tutti bianchi, sia monovarietali (Pinot grigio, Sauvignon, Friulano, Ribolla gialla e Malvasia) che frutto di blend, ossia il Collio Bianco.

Il Consorzio, tramite l’agenzia Gheusis, ci ha dato l’opportunità di partecipare, a fine giugno, in occasione del Premio Collio 2016, ad un corposo press-tour nel territorio; quattro giorni (abbondanti) in giro per il Collio ad assaggiar vini, visitare cantine ed apprezzarne l’enogastronomia in numerosi ristoranti, in compagnia di un gruppo di giornalisti, per la maggior parte stranieri.
Non è mancata neppure un’intera giornata di relax, con visita a Grado e pranzo presso il ristorante Ai Ciodi, sull’Isola dell’Anfora.
Per descrivere tutto quanto abbiamo visto e fatto in questi quattro giorni occorrerebbero numerose pagine, cercheremo di sintetizzare, dividendo l’articolo in più parti e focalizzandoci soprattutto sui vini.

Le degustazioni:
La mattina delle prime due giornate è stata dedicata alle degustazioni guidate presso l’Enoteca di Cormons, dedicate ai vini bianchi, suddivisi per tipologia.
Mercoledì 22 giugno, dopo un’introduzione sul territorio, sulle sue caratteristiche climatiche e geologiche, sulla formazione dei suoli, sui vitigni e sull’andamento delle ultime annate, a cura dell’enologo Dario Maurigh, si è tenuta, condotta dal Dott. Giulio Colomba, la prima degustazione, dedicata a Pinot grigio ed al Collio bianco.

Pinot Grigio
Sono circa 53.000 gli ettari vitati a Pinot grigio nel mondo (dati 2014) e l’Italia ne detiene oltre il 43 percento (ben 23.000), qui la crescita nel corso degli anni è stata esponenziale, soprattutto negli ultimi quindici (erano meno di 1.000 ha nel 1970, meno di 2.000 nel 1982, quasi 3.500 nel 1990, circa 6.700 nel 2000, quasi 15.500 nel 2010. Dal 2011 il Pinot grigio è il primo vino bianco italiano (Prosecco a parte). Nel Collio ce sono circa 325 ettari per una produzione potenziale di circa 18.500 ettolitri a Doc.

Diciotto i vini in degustazione, tutti dell’annata 2015, se non diversamente specificato, nella quasi totalità dei casi vinificati in acciaio. In genere abbiamo trovato vini freschi, con note minerali, sapidi, dotati di una bella vena acida, giocati principalmente su note fruttate o leggermente vegetali (fieno), di seguito i nostri migliori assaggi:

Russiz Superiore: Giallo paglierino scarico. Buona l’intensità olfattiva, frutto bianco, accenni vegetali, pulito. Fresco, minerale, fruttato, sapido, pulito, lunga la persistenza. 87-88/100
Castello di Spessa: Paglierino scarico, tendente al verdolino. Buona l’intensità olfattiva, frutta a polpa bianca. Fresco, note minerali, frutto bianco, sapido, verticale, buona la persistenza. 87/100
Villa Russiz: Paglierino. Di buona intensità olfattiva, note vegetali (fieno), accenni fruttati. Fresco, vegetali, note minerali, sapido, verticale, discreta la persistenza. 85/100
Marco Felluga – “Riserva Mongris”: Giallo paglierino luminoso. Buona l’intensità olfattiva. Note di vaniglia, legno dolce, acacia. Buon struttura, note mielose, legno dolce, buona la persistenza. 85/100
Tenuta Borgo Conventi: Giallo-paglierino. Buona intensità olfattiva, erbe officinali. Fresco, minerale, sapido, bella vena acida, lunghissima la persistenza. 85/100
Fantinel: Paglierino. Buona l’intensità olfattiva, accenni sulfurei, leggera pungenza, frutto giallo. Bel frutto, succoso, sapido, fresco, intenso, accenni vegetali, buona la persistenza. 85/100
Livon – “Braide Grande”: Giallo-paglierino scarico. Discreta intensità olfattiva, note fruttate. Fresco, fruttato, sapido, accenni vegetali, chiude leggermente amarognolo. 84/100
Toros: Giallo paglierino. Discreta intensità olfattiva, erba secca, fieno. Buona struttura, sapido, bella vena acida, buona nota alcolica, fieno, lunga la persistenza. 84/100
Ca’ Ronesca: Paglierino di buona intensità. Intenso al naso, frutto giallo maturo, accenni d’erbe officinali. Buona struttura, sapido, buona nota alcolica, bella vena acida, note vegetali, chiude leggermente amarognolo. 84/100
Zorzon: Paglierino con leggeri accenni ramati. Buona intensità olfattiva, fieno, erba secca. Buona struttura, alcolico, sapido, bella vena acida, note vegetali (fieno). 84/100
Humar: Paglierino non molto intenso. Intenso al naso, leggera pungenza, fruttato, accenni vegetali. Fresco fruttato-vegetale, sapido, buona la persistenza. 84/100
Ascevi Luwa: Paglierino. Intenso al naso, note macerative, buccia d’uva, buccia di mela, interessante. Accenni aromatici, buccia d’uva, sapido, bella vena acida, buona la persistenza. Curioso, particolare, atipico. 84/100

Collio Bianco
Qui le cose si fanno decisamente più complicate. Quello che dovrebbe essere il simbolo del Collio ci è parso che attualmente manchi di una sua propria personalità e si fa molta fatica ad identificarlo. Non parliamo certamente della qualità, in genere alta, se non altissima, ma della sua riconoscibilità. Non si può infatti –secondo noi- puntare unicamente sul territorio, i vitigni infatti (soprattutto alcuni) marcano indelebilmente le caratteristiche organolettiche dei vini (ci mancherebbe altro) e le diverse metodologie di vinificazione contribuiscono a diversificarli ulteriormente.
Il Collio Bianco è sempre stato il frutto di un blend, ma se nel passato, tradizionalmente quest’assemblaggio era soprattutto frutto di vitigni locali (Friulano, Ribolla gialla e Malvasia istriana), nel corso degli anni -lo potete vedere sotto, nei vini descritti- sono stati sempre più inseriti quelli internazionali.
Noi pensiamo, anche se la cosa non è assolutamente semplice, che se si vuole puntare alla Docg (e ad una maggiore identità) occorrerà applicare regole più restrittive e possibilmente cercare di limitare il numero di vitigni utilizzabili. Tra l’altro ci è parso di capire, nelle lunghe chiacchierate fatte col presidente del Consorzio, Robert Princic, che la strada che si sta tentando di percorrere è proprio questa.

Ma veniamo ai vini assaggiati: solamente dieci quelli proposti in degustazione, peccato, perché è su questa tipologia che si sta puntando, sia per la valorizzazione e l’identità del territorio, come pure per la futura Docg. Diverse le annate in degustazione.
Ecco i nostri preferiti:

Primosic – “Klin” 2011 (Blend in parti uguali di Sauvignon, Chardonnay e Friulano)
Fermentato ed affinano in legno da 5-6 ettolitri per ventiquattro mesi.
Paglierino intenso. Intenso al naso, accenni di buccia di mela, leggere note di legno. Legno dolce, intenso, di buona struttura, lunga la persistenza, accenni aromatici e di confetto. 87/100
Ca’ Ronesca 2012 (50% Malvasia istriana e 50% Pinot bianco)
Vinificato in barriques ed affinato in cemento.
Giallo paglierino luminoso. Buona l’intensità olfattiva, note agrumate, accenni idrocarburici, buona l’eleganza. Buona struttura, agrumato (arancio candito), fresco, sapido, lunga la persistenza su accenni leggermente vegetali. 86-87/100
Russiz Superiore – “Col Disòre” 2013 (Assemblaggio di Pinot bianco, Friulano, Ribolla gialla e Sauvignon)
Affinamento in legno.
Giallo pagierino luminoso. Bel naso, intenso, note vanigliate e di legno dolce, balsamico. Fresco, balsamico, legno dolce, note mielose, sapido, discreta vena acida su sentori leggermente vegetali. 86/100
Livon – “Solarco” 2015 (Blend in parti uguali di Ribolla gialla e Friulano)
Il 20% del mosto fermenta in barriques ed il rimanente in acciaio, affinamento in acciaio per due mesi)
Paglierino-verdolino scarico, luminoso. Intenso al naso, agrumato, pulito, fresco. Spiccata vena acida, verticale, agrumato (note di pompelmo), lunga la persistenza. 86/100
Gradis’ciutta – “Bràtinis” 2013 (50% Chardonnay, 35% Ribolla gialla, 15% Sauvignon)
Vinificato ed affinato in acciaio.
Paglierino luminoso. Media intensità olfattiva, accenni di miele, legno dolce. Fresco, bella vena acida, agrumati, accenni vegetali, sapido, buona la persistenza. 85/100
Fantinel – “Frontiere” 2014 (50% Friulano, 30% Pinot bianco, 20% Chardonnay)
Fermenta parte in acciaio e parte in tonneaux, s’affina in acciaio.
Giallo paglierino di buona intensità. Intenso al naso, legno dolce, note vanigliate, accenni di noce di cocco. Buona struttura, spiccata vena acida (citrino), buona la persistenza. 84-85/100
Lorenzo Colombo

 

 

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