Collocazione, libro di cantina
e quali e quante
bottiglie tenere…

Riprendiamo il nostro discorso che vuole essere solo – lo ribadisco con forza – una specie di “confronto” tra appassionati sul tema della cantina domestica.
Devo dire che ho ricevuto qualche osservazione a proposito della mia proposta di risolvere i problemi “climatici” con un condizionatore. Sì, perché un condizionatore, per quanto piccolo, ha un costo piuttosto sostenuto. È vero, sono d’accordo. Ma non basta: il condizionatore richiede anche una serie di “ricariche” che non sono proprio gratis. Se il problema del costo dell’acquisto è irrisolvibile (conviene pensare ad altre soluzioni, auguri!) il numero delle ricariche può essere limitato anche ricorrendo a qualche piccolo artificio. Nelle mezze stagioni, a patto che faccia abbastanza fresco, e nei mesi più freddi è infatti sufficiente avvalersi di un ventilatore per convogliare aria fresca in cantina in quantità tale da mantenere la temperatura desiderata.
E nella prima parte della nostra conversazione ho dimenticato un’altra cosa fondamentale: riservate al vostro vino uno spazio piccolo quanto volete, ma che sia assolutamente “esclusivo”, che non ospiti niente altro che vino. Certe verdure – o, peggio ancora, vernici o scatoloni dai contenuti dimenticati – potrebbero infatti regalare odori non proprio “naturali”.

Ma andiamo avanti: ora abbiamo uno spazio per le nostre bottiglie, una temperatura più o meno ideale e la giusta luce. Rimane il problema di identificare il vino, una ricerca resa più difficile dal fatto che le bottiglie sono coricate (bianche o rosse che siano, mi ripeto). Niente paura: una piccola etichetta sulla capsula di ogni bottiglia sarà una idonea carta d’identità.
Se a ciò si aggiunge un certo ordine nella collocazione delle diverse tipologie, il gioco è fatto. A proposito: ricordatevi che i vini bianchi sono senz’altro meno stabili dei rossi (salvo rarissime eccezioni) e pertanto sarà bene metterli nelle parti più basse dello scaffale, dal momento che il caldo tende a salire. La collocazione dei rossi segue, in pratica, lo stesso criterio, mettendo le bottiglie dei vini longevi più in alto rispetto a quelli con minor grado o di pronta beva.
Fatta questa distinzione di fondo, non resta che cercare di mettere in scena la nostra cantina con qualche accorgimento che ne consenta una facile gestione: innanzitutto ritengo sia anche divertente – oltre che utile – tenere un libro di cantina, ovvero un quaderno, un raccoglitore o qualsiasi altra cosa serva per registrare le bottiglie che avete. Anche qui devo ammettere di avere commesso una serie di errori madornali. Il mio primo libro di cantina – abbandonato dopo un anno e mezzo di estenuante lavoro – avrebbe fatto invidia anche al più preciso dei bibliotecari.
Di ogni vino riportavo tutte le informazioni sul produttore (indirizzo, telefono, fax, nome dell’enologo, direttore commerciale eccetera), senza tralasciare gradazione, caratteristiche, abbinamenti “preferenziali”, grado, anno di produzione, Doc e non Doc, vitigno o uvaggio, dove l’avevo acquistato, il prezzo, la quantità, un “preferibile consumarsi entro…” e una cinquantina di altre informazioni. Ah, dimenticavo: per alcuni c’era anche il nome di chi me lo aveva regalato, la data e il perché. Fino a quando avevo una ventina di tipi diversi la fatica era tanta ma la completezza di informazioni era tale da farmi sentire quasi perfetta. Ma a un certo punto stavo per decidere di passare alla spuma nera, visto l’mpegno che la sola catalogazione mi procurava.
Anche se a malincuore – e non potendo assumere un segretario – ho optato per un più semplice elenco con produttore, anno, nome del vino e quantità, prevedendo lo spazio per una rilevazione periodica delle bottiglie che ancora restano sugli scaffali. La mia vita è diventata subito più piacevole e i miei impoveriti appunti sono comunque sufficienti a ricordarmi anche un vino già bevuto, sostenendo la mia non sempre infallibile memoria. Se poi avete un computer e un qualsiasi database il gioco diventa ancora più semplice.
Ma la cosa che mi dà più soddisfazione è tenere un piccolo “registro dei visitatori” dove annoto le persone che sono venute a vedere la mia cantina: non è una specie di autocelebrazione, ma può servire a riandare a certi piacevoli momenti e, soprattutto, a non fare assaggiare due volte a un amico la stessa “scoperta enologica”.

ADESSO VIENE IL BELLO…

D’accordo, ma quante e quali bottiglie devo avere in cantina per affrontare a testa alta qualsiasi situazione? La prima risposta che mi viene in mente è: fatti vostri, ma dal momento che anch’io sono stata vittima di queste incertezze, eccovi la mia proposta. Innanzitutto evitate accuratamente di ascoltare qualsiasi consiglio, i miei compresi: visto che tutti noi – più o meno – consultiamo avidamente gli stessi “manuali”, ci ritroviamo a farci assaggiare le stesse identiche cose o a proporre gli stessi identici abbinamenti.
E allora viva le scelte controcorrente e a morte l’omologazione: se vi piacciono i bianchi tenete 2mila bottiglie e solo tre di rosso, altrimenti viceversa. Certo, un minimo di equilibrio vi aiuterà a guardare alla vita con maggiore soddisfazione, per cui – se lo ritenete opportuno – fatevi un bell’assortimento di quelli iperconsigliati: qualche grande rosso (toscano o piemontese), qualche francese (ma, per carità, solo Bordeaux e Borgogna), ovviamente bianchi strutturati, bianchi più leggeri e profumati, “bollicine” (italiane o francesi che siano). Non fatevi mancare qualche vino dolce e aromatico (Moscato, ad esempio) e qualche vino dolce più “robusto” (Sauternes o verduzzo, tanto per mischiare le carte in tavola) e magari qualche “dopopasto” che fa estremamente chic (passiti, liquorosi eccetera).
Sulla quantità il discorso si complica: per quanto mi riguarda suggerisco una minore varietà di vini ma una quantità tale da poterne apprezzare – ovviamente solo se è il caso – l’evoluzione. Con sei bottiglie si può assaggiarne una appena sistemata la scatola in cantina (dopo almeno un paio di necessarie settimane di assestamento dal viaggio, mi raccomando) e le altre godersele nel tempo, constatando sviluppi e evoluzioni ma restando pronti a invitare qualche amico nel caso rileviate qualche segnale di “stanchezza” del vino.
Se dopo avere ossequiato i comandamenti di chi di vino davvero ci capisce avanzate solo uno spazio di sette centimetri per sette per mettere il vino che più vi piace, ricominciate da capo e riservate il meritato territorio alle cose più sorprendenti e fuori dal comune che troverete, in barba a tutti.

Una ultimissima considerazione: non sono molti coloro che possono acquistare bottiglie pregiate – e, dunque, con qualche anno di anzianità – con noncuranza. Il fatto di avere una buona cantina che offra certe garanzie vi permetterà di acquistare buone bottiglie al “prezzo di immissione sul mercato” e di invecchiarvele senza dovere affrontare spese folli per comperarvi qualche capolavoro delle annate passate. Ma mi raccomando: comperatele prima che escano le guide, perché sia i produttori che le enoteche ricevono in anticipo un fax con l’elenco dei vini premiati e – purtroppo – molti ne ritoccano il prezzo (i produttori possono farlo solo se non lo hanno già venduto tutto, come quasi sempre accade), spesso in modo molto significativo.
E poi dicono che le guide sono uno strumento al servizio dei consumatori… Alla prossima!

 

 

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


PROSSIMI APPUNTAMENTI
  1. Il vino della montagna va in città

    28 luglio 2017 @ 19:00 - 23:00
  2. Autochtona 2017

    16 ottobre 2017 - 17 ottobre 2017
  3. LA SETTIMA EDIZIONE DEL MERCATO DEI VIGNAIOLI INDIPENDENTI

    25 novembre 2017 - 26 novembre 2017