Gli appassionati vanno in cantina…

Un appuntamento che ci ha dato davvero delle grandi soddisfazioni quello che si è svolto venerdì 25 gennaio 2002. La prima edizione de “I venerdì di vin&alia”, infatti, è stata un grande successo.
E ci dispiace di avere dovuto chiudere le adesioni e avere lasciato “fuori” qualcuno, ma oltre a un certo numero di persone non potevamo andare se volevamo garantire un livello di qualità dell’evento…
Ovviamente tutto il merito del successo è da ascrivere a una delle più note e celebrate cantine italiane, l’Azienda vinicola Michele MASTROBERARDINO (telefono 0825 614.111, fax 825 614.231/254, www.mastroberardino.com`) che ha inaugurato questro ciclo che vede gli amici di vin&alia in “visita particolare” a determinate realtà, una occasione per conoscere più da vicino aziende e personaggi che hanno fatto, fanno e faranno il mondo del vino.
Ma vi lasciamo alla “cronaca” dell’evento scritta dal nostro coordinatore, il preziosissimo Vincenzo D’Antonio, che è stato il cuore e l’anima di tutta l’organizzazione (soprattutto il cuore). A lui il più sentito e caloroso grazie di tutta l’associazione e ­ ne siamo sicuri ­ dei tanti che hanno avuto il piacere di essere ad Atripalda venerdì 25 gennaio. Ovviamente un enorme, caldo ringraziamento al professor Piero Mastroberardino, che ci ha davvero regalato dei momenti magici.

Ricordo che fu qualche sera dopo la chiusura del “Salone del Vino” di Torino, epoca di ubriacatura collettiva da assegnazione di grappoli e bicchieri. Avevamo voglia di agevolare un approccio al vino che non fosse mediato dai grandi predicatori, potenti per dovizia multimediale e per elargizione mirata di bicchieri e voti superiori al 90.
Fu così che nacque l’idea di mutuare l’esperienza dei lunedì di vin&alia, nei venerdì di vin&alia da svolgere nella nostra Campania felix.
Il tutto all’interno di un discorso scientemente e naturalmente incompiuto circa i tre tempi del vino in Campania: tempo ieri, tempo oggi e tempo domani.
Il professore Mastroberardino accolse con vero piacere l’iniziativa ed il fatto che essa principiasse proprio dalla sua azienda. La sfida consisteva nell’acquisire adesioni senza comunicare l’iniziativa con altro mezzo che non fosse la pubblicazione della notizia dell’evento sui due siti: quello di vin&alia e quello di Mastroberardino. Insomma, anche una sorta di test sulla confidenza al mezzo Internet da parte degli appassionati di vino.
Gli scenari previsti: meno di 12, diventa una cenetta tra noi; con 25 andiamo alla grande perché saremo tutti seduti e comodi e colmi di attenzioni; giunti a 40, ma tanto non succede, chiudiamo le adesioni.
La data fu fissata per venerdì 25 gennaio 2002.
…. e, ieri sera, venerdì 25 gennaio 2002, presso l’Azienda vinicola Mastroberardino, in occasione del primo “lunedì di vin&alia”, eravamo in 118 (centodiciotto) che, tradotto in euro …. no, scusate, non c’entra, sempre in 118 eravamo.
118.
Ben 54 ospiti, provenienti dalla Penisola Sorrentina, sono arrivati ad Atripalda in pullman.
Da tutta la Campania, con prevalenza delle città di Napoli e Caserta gli altri ospiti.
La visita, bene organizzata per come scandita e per come riordinata in tre gruppi da 35 persone circa, ha vissuto un momento di presentazione dell’azienda Mastroberardino, affidata a un filmato proiettato nell’auditorium dell’azienda.
Si è poi proseguito con un interessante percorso snodatosi tra cantina e bottaia, per poi approdare nel cenacolo, la sala di degustazione accortamente allestita per l’occasione.
Quattro tavoli a ferro di cavallo per la degustazione guidata di altrettanti vini importanti di Mastroberardino.
Abbiamo cominciato con il “More Maiorum” 1997, Fiano in purezza che vede barrique per sei mesi e affina in bottiglia per ulteriori 30 mesi. Lo abbiamo abbinato a freschissimi bocconcini di mozzarella di bufala del caseificio “La Baronia” di Pontelatone, in provincia di Caserta. Sappiamo che abbinare la mozzarella di bufala è cosa difficoltosa assai: bene, il More Maiorum è riuscito nell’ardimentoso cimento.
Perplessità ve ne erano, circa un bianco non giovane, bensì di quattro anni e con tanta barrique. Le domande più frequenti poste dai visitatori ai valenti collaboratori del professore, posti a presidio delle quattro postazioni, vertevano proprio sul superamento della fittizia regola che vuole i bianchi bevuti giovanissimi.
I grandi bianchi campani, non è che l’invecchiamento lo tollerano, ma diciamo che lo desiderano proprio, e lo esigono allorquando si tratta di esaltare le loro caratteristiche doti di struttura e di profumi.
Si è poi passati all’“Avalon Rosso”, un piedirosso (90%) al quale il complementare aglianico conferisce il giusto nerbo. Lo abbiamo degustato in abbinamento ad eccellenti tartine di funghi e tartufi.
È vino passionale ed intrigante: occhieggia e corrobora, molto di sé raccontando. Quelli bravi a scrivere di vino direbbero anche che esprime terroir.
Che si fa, passiamo a luci soffuse!?! Zittiamo tutti!?! Il momento è di quelli giusti: stiamo passando all’unica Docg del Mezzogiorno d’Italia, tra l’altro tale grazie all’opera sapiente svolta dal papà del professore. Stiamo passando a degustare il “Radici” Taurasi 1997.
L'”Avalon”, si diceva, ci ha occhieggiato intrigantemente. Con il Taurasi, laddove l’aglianico da ancillare diviene dominus, si sta tutti in attonita contemplazione. Il vino è austero, non rude: lo sguardo è severo e non tollera distrazioni. Lo si beve sì ,ma par che quasi lo si mastichi. Arriva prima al palato e poi arriva nel non luogo delle proprie emozioni, laddove, magicamente, si incontrano il cuore e il cervello.
L’abbinamento è sontuoso: i salumi della dispensa privata del professore. Capicollo, soppressata, salame e pancetta.
Le guide ci suggeriscono di intervallare: si intervalla e si gode appieno di questo maestoso “Radici” Taurasi Docg del 1997.
Praticamente, oramai siamo tutti pronti all’appuntamento con la storia. Sì, va bene, c’è enfasi. Ma stiamo parlando del “Naturalis Historia”, il vino più prestigioso della casa. Vino che il professore si sta accingendo a porre en primeur.
Qui l’aglianico arretra nuovamente a beneficio del rientro al 15% del piedirosso.
Affinamento in botte piccola per due anni, in bottiglia per ulteriori otto mesi. 14° ­ 14,5° il grado alcolico Abbiamo degustato il 1997.
Il colore è rosso rubino intenso con riflessi aranciati.
Gli aromi ricordano il timo, la viola, il ribes, la mora selvatica, il cioccolato, il tabacco.
In bocca è caldo e avvolgente con retrogusto caratterizzato da note di prugna, lampone, pepe nero.
In abbinamento, il Provolone del Monaco, quello vero.
Quando si dice quello vero si intende quello fatto a Vico Equense da chi lo sa fare. Quanta mistificazione, quanti tentativi di indebite enunciazioni circa le connotazioni di questo formaggio stagionato. C’è chi ne scrive fingendo di sapere. Preferiamo appartenere a quelli, tra i pochi fortunati, che mangiano e apprezzano il rarissimo Provolone del Monaco vero.
L’abbinamento è stato sublime.
Al cospetto del “Naturalis Historia”, davvero ci si emoziona.
C’è poi un gradevolissimo e gustoso fuoriprogramma.
Tra i partecipanti provenienti dalla Penisola Sorrentina in pullman, c’è anche un prode e valente pasticciere il quale, da par suo, ha voluto farci assaggiare i suoi dolci: squisiti.
Che si fa, non si abbina?!? Non sia mai detto e allora, per la gioia di tutti, il professore pone in degustazione il “Melizie”, il grande vino passito.
Il “Melizie” nasce dalla composizione paritetica di Fiano e Greco.
Le uve si prendono in vendemmia tardiva, e si pongono sui graticci, per appassimento ulteriore, fino a dicembre. Poi, fermentazione in barrique con successivo affinamento per 12 mesi.
Il colore è giallo paglierino carico con riflessi dorati, gli aromi vanno dalla camomilla al miele.
Il timing schedulato recitava che l’evento andava dalle 17 alle 19.
Sono passate le nove di sera quando ci si accomiata dal gentilissimo padrone di casa.
Un bellissimo “venerdì di vin&alia”…
Vincenzo D’Antonio

 

 

   
   
   
   
Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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