Guado al Tasso

il-servizioIl nome Antinori è conosciuto universalmente, sia da parte degli appassionati di vino come da coloro che saltuariamente s’accostano alla bevanda di Bacco.
Si tratta di una delle più antiche famiglie produttrici, dedita alla produzione e commercializzazione del vino sin dal 1385, quando Giovanni Antinori entrò a far parte dell’Arte Fiorentina dei Vinattieri.
Attualmente l’azienda dispone di numerose tenute, situate nelle più importanti zone vitivinicole d’Italia, dalla Tenuta Montenisa in Franciacorta, al Castello della Sala in Umbria; comunque la regione di affezione rimane la Toscana, dove gli Antinori posseggono tenute nelle denominazioni più prestigiose (sono cinque solamente tra Chianti e Chianti Cassico), e non ne può certo mancare una a Montalcino.
Questo per citare unicamente alcuni tra i possedimenti italiani.

Ovviamente gli Antinori posseggono vigneti anche nel bolgherese, si tratta della Tenuta Guado al Tasso, un migliaio di ettari, dei quali 300 vitati –ereditati negli anni ’30 del secolo scorso, tramite matrimoni con i Della Gherardesca- che ne fanno una tra le più grandi aziende del territorio, oltre che una tra le storiche.
Ghiotta quindi l’opportunità che ci si e presentata, in occasione di Bottiglie Aperte, a Milano, di poter effettuare una verticale di cinque annate di GUADO AL TASSO, in compagnia di Renzo Cotarella.
Renzo Cotarella, fratello di Riccardo (attuale presidente di Assoenologi) è l’amministratore delegato della Marchesi Antinori. Ha avuto l’opportunità di lavorare nel corso della sua permanenza in azienda con personaggi del calibro di Giacomo Tachis ed ha visto nascere vini come il Tignanello ed il Solaia.
Lui stesso ha creato altri vini che hanno continuato la fama degli Antinori, come il Cervaro della Sala e per l’appunto il Guado al Tasso.

Guado al Tasso
Il curioso nome di questo vino deriva dal fatto che capita sovente vedere nella tenuta questi mustelidi guadare i fossi che la percorrono.
Prodotto per la prima volta nell’annata 1990, la percentuale delle uve nel blend è leggermente cambiata nel corso degli anni, Cabernet sauvignon soprattutto, e Merlot, rimangono comunque i vitigni principali.
La vendemmia viene effettuata manualmente, utilizzando cassette, segue quindi una doppia selezione, prima delle uve, sul tavolo di cernita e, dopo la diraspatura vengono selezionati anche gli acini.
La fermentazione avviene in acciaio, quindi i vini vengono messi, separatamente, in barriques dove avviene anche la malolattica. Dopo circa un anno viene effettuato il blend ed il vino così assemblato continua la sua maturazione nel piccolo legno per altri sei mesi.
La degustazione è avvenuta partendo dall’annata più vecchia sino ad arrivare alla 2013.

Ecco le nostre impressioni:

2001: (60% Cabernet sauvignon, 30% Merlot, 10% Syrah ed altre varietà a bacca rossa)
Il vino si presenta con un color granato-mattonato, con unghia aranciata, e già alla vista denoota la sua età.
All’olfatto, non molto intenso, ma di buona eleganza, si colgono le note terziarie dovute all’evoluzione: cuoio e liquirizia, l’utilizzo del legno piccolo si percepisce dalla nota di caffè tostato che emerge col passare del tempo, non sono comunque ancora scomparsi i sentori fruttati (confettura di frutta rossa), e si percepisce una certa balsamicità.
Ancora fresco alla bocca, di buona struttura, con note asciutte date dal tannino (e dall’utilizzo del legno), liquirizia e spezie dolci sono i primi sentori, con ricordi di frutto rosso dolce, note d’evoluzione emergono col passar del tempo nel bicchiere, lunga infine la persistenza.

2007: (57% Cabernet sauvignon, 30% Merlot, 10% Cabernet franc, 3% Petit verdot)
Da quest’annata in poi lo Syrah non viene più utilizzato, lasciando il posto a Cabernet franc e ad una piccola percentuale di Petit verdot.
Il colore è granato profondo e luminoso, con unghia aranciata.
Non molto intenso al naso, di buona eleganza, presenta note balsamiche e sentori di prugna secca unite a note terziarie che rimandano al cuoio.
Asciutto al palato, il legno è piuttosto in evidenza e si coglie un sentore di bastoncino di liquirizia; bella la vena acida e buona la sua persistenza.

2009: (60% Cabernet sauvignon, 25% Merlot, 12% Cabernet franc, 3% Petit verdot)
Il blend si è ormai stabilizzato e varierà ormai solamente in percentuali bassissime tra i vari vitigni.
Nuovamente granato profondo il colore, senza più la sfumatura aranciata proveniente dall’invecchiamento.
Abbiamo trovato un vino più austero dei precedenti, dove le note speziate e di liquirizia forte hanno impiegato più tempo ad emergere, sempre buona la sua eleganza.
Asciutto alla bocca, nuovamente il legno si fa sentire, il frutto rosso è comunque ancora ben presente, sotto forma di sentori di prugna secca e di confettura, la nota di liquirizia forte percepita all’olfatto si ritrova anche al palato, lunga la sua persistenza.
Un vino che, in questo contesto degustativo, riteniamo comunque più in forma dei precedenti.

2011: (57% Cabernet sauvignon, 25% Merlot, 15% Cabernet franc, 3% Petit verdot)
Secondo noi è il miglior vino della batteria, anche se il successivo (2013) non è da meno.
Il bicchiere ci restituisce un vino dal profondo e luminoso color rubino-violaceo.
Elegante al naso, balsamico, di buona intensità ma al contempo assai delicato ed armonico.
Intenso al palato con un bel frutto rosso in evidenza, i tannini sono decisi ma setosi, lunghissima la sua persistenza su note di liquirizia forte.
Un vino di classe.

2013: (55% Cabernet sauvignon, 30% Merlot, 15% Cabernet franc)
In quest’annata non si ritrova nel blend la seppur minima percentuale di Petit verdot, compensata da un maggior quantitativo di Merlot.
La gioventù del vino si coglie già dal colore, rubino con unghia violacea.
Mediamente intenso al naso, balsamico, con note dolci ed un bel frutto rosso speziato.
Fresco alla bocca, speziato, con una bella trama tannica, chiude lungo su sentori di liquirizia dolce.
Lorenzo Colombo

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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