I grandi, meravigliosi vini di Pantelleria

L’isola è il regno dello Zibibbo o Moscato d’Alessandria da cui si ottengono il il Moscato e il Passito di Pantelleria. Per difendere questo patrimonio nel 1997 si è costituito il Consorzio per la tutela e la valorizzazione dei vini a Doc dell’isola di Pantelleria che rappresenta il 75 per cento della produzione e che ha promosso ­ non senza una lunga e aspra querelle, soprattutto sui modi di appassimento delle uve ­ la modifica del vecchio disciplinare di produzione del 1971. Il NUOVO DISCIPLINARE (pubblicato sulla G.U. n°234 del 6/10/2000) prevede che la Doc Moscato di Pantelleria e Passito di Pantelleria venga riservata ai prodotti provenienti da uve appassite al sole e che non hanno usufruito di alcun arricchimento. Entrambi devono essere imbottigliati nell’isola salvo le deroghe previste. Le altre tipologie di vino, comunque provenienti da uve Zibibbo, fruiscono della doc Pantelleria e possono essere imbottigliate all’interno del territorio della Regione Sicilia.
La gamma dei vini prevista comprende: Moscato di Pantelleria, Passito di Pantelleria, Pantelleria Moscato liquoroso, Pantelleria Moscato spumante, Pantelleria Moscato dorato, Pantelleria Passito liquoroso, Pantelleria Zibibbo dolce, Pantelleria Bianco anche Frizzante. Per ciascuna tipologia vengono disciplinate le produzioni massime di uve per ettaro, nonché le percentuali di resa massima dell’uva fresca in vino e dei litri di vino per ettaro. 

 

Pantelleria
L’ISOLA è la sommità di un imponente edificio vulcanico, affiorato circa 200mila anni fa, che si innalza per oltre 2mila metri dagli abissi marini. Dipende amministrativamente dalla provincia di Trapani e dista 120 chilometri dalla Sicilia ( Capo Granitola nei pressi di Mazara del Vallo) e appena 70 chilometri da Capo Mustafà in Tunisia. Ha una superficie di 83 chilometri quadrati, un’altitudine massima di 836 metri s.l.m. (Montagna Grande) e circa 7700 abitanti.
Il clima è mediterraneo, con estati calde e inverni miti. La piovosità è scarsa ­ circa 350 mm all’anno ­ e solitamente il vento (maestrale e scirocco) spira per ben 335 giorni all’anno.
Nel corso della sua storia vinicola ha avuto delle vicende tormentate: se per un lungo periodo, interrotto dalle distruzioni causate dalla fillossera negli anni Trenta, la viticoltura è stata una delle primarie fonti di sostentamento della popolazione, oggi si assiste al progressivo abbandono della coltivazione della vite: la produzione di uva Doc infatti si è attestata intorno ai 23.732 quintali, da cui derivano 9.493 ettolitri di vino (vendemmia 2000) con una potenzialità produttiva di circa 650mila bottiglie.
I produttori iscritti alla Doc sono 364 per una superficie vitata di 482 ettari. La parcellizzazione dei vigneti è enorme e l’età media degli addetti è molto elevata.
Le piante, sistemate sui terrazzamenti di pietra lavica, sono coltivate ad alberello basso e messe in una conca per ripararle dal vento e per raccogliere la scarsa pioggia. Nonostante le difficoltà, dovute alla scarsa piovosità, spesso alla natura impervia dei terreni che non rendono possibile l’uso delle macchine, e alla vetustà dei vigneti, i vini di Pantelleria hanno conquistato importanti riconoscimenti italiani e internazionali dando una boccata di ossigeno ai viticoltori: infatti le uve sino agli inizi degli anni Novanta venivano pagate una miseria ­ appena 250/300 lire al chilo ­ favorendo l’abbandono e la scarsa cura dei vigneti. Oggi, con l’aumento della richiesta e con i prezzi in ascesa, l’interesse mai cessato nei confronti di Pantelleria e dei suoi vini ha preso nuovo slancio.
È stata una delle rivoluzioni più significativa degli ultimi anni ma non è stata l’unica. L’isola per molti anni è stata abbandonata a se stessa: i vigneti sono sempre più vecchi e “stanchi” di produrre, con un’età compresa tra i 40 e i 60 anni contro i 25/30 della media continentale. Finalmente, dopo diversi decenni di disinteresse per le sorti della vitivinicoltura pantesca, sono state avviate delle ricerche sull’uva Zibibbo con l’obiettivo di selezionare i cloni migliori. Ora il futuro di Pantelleria dipende anche dalla possibilità di impiantare nuovi vigneti.

Il Moscato di Alessandria
Il MOSCATO DI ALESSANDRIA (Alessandria d’Egitto, ndr.) ­ conosciuto localmente come Zibibbo ­ è una varietà che per le sue caratteristiche di resistenza alla siccità è diffusa nelle aree viticole a clima caldo (è presente in Spagna, Grecia, Portogallo, Argentina, Australia ecc. ) e occupa il 15° posto per estensione di coltivazione nel mondo. Le uve Moscato, come del resto buona parte delle varietà oggi impiantate nei nostri vigneti, hanno avuto origine nelle zone mediorientali e attraverso vari itinerari sono giunte nel Mediterraneo per poi arrivare sulle nostre coste, passando per le isole.
A Pantelleria per molto tempo lo Zibibbo è stato utilizzato principalmente per l’uva passa ­ è stata una delle principali entrate dell’economia locale ­ e solo in piccola parte per la produzione di vino. La vite è allevata ad alberello basso ed è adagiata in una conca che la protegge dal vento. La resa produttiva è contenuta in circa 50 quintali per ettaro. Nonostante la superficie dell’isola sia poco estesa, i tempi di maturazione e di vendemmia sono molto diversi da una località all’altra: basti pensare che tra l’inizio del raccolto nelle zone molto precoci (Martingana) e le più tardive (Mueggen) possono passare 30 – 40 giorni e più. La straordinaria piacevolezza e anche il successo del Moscato e del Moscato Passito di Pantelleria è dovuto alla sua intensa aromaticità e a un insieme di profumi e di sapori che lo rendono unico nel panorama dei vini da dessert di tutto il mondo.

Come nascono i Moscati di Pantelleria
Non c’è alimento/bevanda più naturale dei Moscato di Pantelleria. L’uva e solo l’uva è il segreto di questo vino meraviglioso vino, infatti il disciplinare proibisce l’impiego di concentrato o di rettificato. Il punto di partenza è un mosto molto ricco di zuccheri, vale a dire ottenuto da uve molto mature o parzialmente appassite oppure da uve fresche a cui, dopo qualche giorno, vengono aggiunte uve già appassite. Dopo la svinatura il vino già dolce e di buon tenore alcolico, viene ulteriormente arricchito con dell’altra uva passa.
La fermentazione del mosto a contatto con le bucce può durare da alcune settimane a due mesi. In questo modo non solo si accresce il tenore zuccherino, la concentrazione degli aromi o la tannicità ma anche l’intensità del colore può diventare più o meno marcata.
Il processo di decantazione è lungo perché la massa di particelle in sospensione ­ dovute al lungo contatto con le bucce ­ è molto ricca. Man mano che passa il tempo il vino si illimpidisce e assume delle tonalità dorate-ambrate e i profumi balsamici e di frutta, esplodono nella loro interezza. Per il tipo liquoroso si arresta la fermentazione quando c’è ancora un residuo zuccherino del 10 per cento e ha raggiunto i 9°- 10° gradi alcolici. A questo punto si addiziona alcol neutro sino al raggiungimento di 15° gradi alcolici.

(Le immagini che corredano questo articolo sono state scaricate dal sito dell’azienda Donnafugata)

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


PROSSIMI APPUNTAMENTI
  1. Live Wine 2018

    3 marzo 2018 - 5 marzo 2018
  2. Terre di Toscana

    4 marzo 2018 - 5 marzo 2018
  3. Anteprima Chiaretto

    11 marzo 2018 - 12 marzo 2018
  4. Roero Days

    8 aprile 2018 - 9 aprile 2018
  5. Villa Favorita 2018

    14 aprile 2018 - 16 aprile 2018
  6. Sicilia en Primeur 2018

    3 maggio 2018 - 7 maggio 2018
  7. Radici del Sud 2018

    5 giugno 2018 - 11 giugno 2018
  8. WineUp Expo 2018

    12 luglio 2018 - 15 luglio 2018