I "lunedì di vin&alia": Cantine Lungarotti

…con circa 200 persone ad affollare la sala della Trattoria Madonnina di Milano e si è concluso anche il quinto appuntamento – l’ultimo per il 2001 – con i “lunedì di vin&alia”, ovvero una delle nostre più riuscite iniziative. Si tratta – per chi non lo sapesse – di incontri aperti a curiosi e appassionati con i quali ci proponiamo di creare un filo diretto, in una atmosfera del tutto “rilassata”, tra aziende e consumatori finali.
Con una particolarità: a disposizione di tutti coloro che partecipano all’evento – che, forse non è superfluo sottolinearlo, è assolutamente gratuito, in quanto sono le aziende protagoniste a farsi carico di tutti i costi – ci sono “personaggi dell’azienda” che sono pronti a soddisfare ogni curiosità e a presentare i prodotti in degustazione, oltre che per raccontare la realtà aziendale.
Ospite di vin&alia e della Trattoria Madonnina lunedì 3 dicembre 2001 è stata una tra le più note realtà vitivinicole italiane, ovvero le CANTINE LUNGAROTTI. Ed è stato un lunedì speciale, non solo perchè stiamo parlando – come abbiamo già accennato – di una azienda di primissimo piano, ma perchè è stata una ghiotta occasione per conoscere tutto ciò che Lungarotti realmente è. Forse non tutti sanno, infatti, che Lungarotti è un vero e proprio gruppo che affianca al vino una eccellente produzione di olio, ma che significa anche due musei – uno dedicato al vino e uno all’olio – di levatura assolutamente internazionale, oltre ad attività legate all’agriturismo e alla ospitalità di altissimo livello.
Il tutto in nome di un territorio e di un rapporto con la terra – con Torgiano, uno splendido “angolo” di Italia – forte e da sempre cerrcato, voluto, difeso.
Insomma, lunedì 3 dicembre abbiamo avuto l’opportunità di conoscere i tantissimi prodotti (una quindicina di vini, du eolii e due grappe) di questa autentica espressione dell’Umbria (per saperne di più potete dare una occhiata all’articolo che abbiamo scritto qualche tempo fa) e, a giudicare dall’affollamento raggiunto in sala in alcuni momenti, in molti non hanno voluto perdere l’occasione di potersi avvicinare ad una cosi’ vasta e completa gamma di prodotti, presentati e offerti al pubblico da questa prestigiosa azienda, sotto la sapiente regia del suo direttore commerciale Luigi Albano.
Vediamo allora, cosa ci hanno portato in degustazione le Cantine Lungarotti.
Innanzituto i bianchi. Partendo dai più giovani si sono potuti assaggiare il “Rondò”, un vino frizzante naturale da tavola , non millesimato, assemblato a partire da varie uve bianche ed ottenuto con metodo Charmat, e il “Brezza” 2001, un Igt prodotto da Pinot Grigio, Grechetto e Chardonnay, fresco e beverino, che ha stupito per la sua precocità, dal momento che viene messo in commercio a due mesi dalla vendemmia grazie a un processo di criomacerazione che lo rende pronto già a novembre dell’anno di vendemmia; una sorta di “novello” bianco (come qualcuno dei presenti lo ha etichettato), realizzato però senza alcun procedimento di macerazione carbonica.
Altro bianco “fresco” presentato, il Doc “Torre di Giano” 2000, da uve di due tipici vitigni umbri quali Trebbiano e Grechetto, vinificato in acciaio (come peraltro i due vini precedenti), al quale viene però assicurato un minimo di affinamento in bottiglia.
Giustamente più strutturato del suo fratello più giovane è il “Vigna il Pino” 1998, un “Torre di Giano” prodotto con uve provenienti dal cru “il Pino”, che dopo la fermentazione in acciaio trascorre un paio di mesi in barrique di rovere seguiti da almeno 7 mesi di affinamento in bottiglia. Un vino che secondo chi lo produce raggiunge la piena maturità solo dopo 4-5 anni dalla vendemmia! Certo, non pochi per un bianco.
Due altri bianchi importanti sono stati proposti in degustazione: il “Palazzi” 1999, uno Chardonnay in purezza prodotto con uve provenienti dalle vigne della collina omonima, che matura 3 mesi in barrique con un successivo affinamento in bottiglia di 7 mesi, e l’“Aurente” 1999, nel quale lo Chardonnay è affiancato dal Grechetto e per il quale la fermentazione stessa, a differenza di tutti i vini precedenti, avviene in barrique seguita poi da altri sei mesi di maturazione in legno piccolo. Insomma un vino intenso e di grande impatto.
Sempre tra i bianchi, ma in un contesto decisamente diverso, è stato proposto il “Lungarotti Brut” 1998, con denominazione Torgiano Spumante Doc, un metodo classico ottenuto da uve Chardonnay e Pinot Nero, secco ed elegante, che si affina in bottiglia per circa due anni e mezzo.
Beh, i soli bianchi avrebbero già potuto fornire ampi spunti di discussione e ottimi riscontri per nasi e bocche dei numerosi presenti, ma Lungarotti ha voluto veramente offrire la possibilità di conoscere un po’ tutta la sua produzione, ed ecco dunque un’altrettanto nutrita rappresentanza dei rossi prodotti dall’azienda, portati in degustazione alla Madonnina. Ben otto, a partire dal “Falò”, immancabile novello ottenuto per macerazione carbonica di uve Sangiovese e Merlot e, ovviamente, appena presentato. Altro rosso giovane e fragrante, si è potuto assaggiare l’Igt Sangiovese 2000, vinificato in purezza dall’omonimo vitigno che più di ogni altro identifica i rossi dell’Italia Centrale. Dopo la fermentazione in acciaio, viene messo in vendita l’anno successivo a quello della vendemmia con almeno un mese di affinamento in bottiglia. Vinificato in purezza è anche il Doc Cabernet Sauvignon 1998 che vanta però una maturazione in botte (grande e piccola) di almeno dieci mesi e poi un affinamento in vetro di almeno un anno. Sempre del 1998, Lungarotti ha presentato il vino che più di ogni altro identifica questa azienda, ovvero il Doc “Rubesco”, un uvaggio Sangiovese e Canajolo, nella migliore tradizione umbro-toscana, che trascorre un anno in rovere, dopo la fermentazione in acciaio, seguito da circa dieci mesi di affinamento in bottiglia. Accanto a questa che potremmo definire la versione base, l’azienda di Torgiano ha presentato anche uno dei suoi campioni, ovvero il Docg Rubesco Riserva “Vigna Monticchio” millesimo ’92, un vino di quasi dieci anni, che dopo il passaggio in botte e barrique della durata di un anno, riposa in bottiglia per almeno cinque anni e per il quale la commercializzazione avviene non prima di otto anni dalla vendemmia. Un vino importante quindi, che qualcuno ha provato ha raffrontare con la versione base proprio per cercare di interpretare l’evoluzione di un vino a fronte di una maturazione ed un affinamento cosi’ prolungati. Peraltro, nel percorso “ideale” di degustazione, prima di arrivare al Rubesco ’92, i presenti hanno avuto la possibilità di assaggiare altri due rossi che potremmo definire insoliti. Il primo, il “Vessillo” Igt 1997, è un rosso prodotto con le uve di due grandi vitigni come Cabernet Sauvignon e Pinot Nero, che tradizionalmente vengono considerati, in un certo senso, antagonisti. Fermentato in acciaio, maturato in barrique per una decina di mesi ed affinato in bottiglia per circa un anno, è un vino “strano” in cui la personalità del Pinot Noir si fa sentire. Il secondo, il “Giubilante” Igt 1998, lega la sua peculiarità al fatto di essere prodotto da un uvaggio di ben cinque vitigni, peraltro più usi a essere accostati che non i due precedenti: Sangiovese, Canajolo, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Montelpuciano vengono dunque vinificati in acciaio e dopo un rapido passaggio in botte ed un affinamento in vetro di 12 mesi, danno vita a questo vino ricco di profumi.
Accanto al già citato Rubesco ’92, Lungarotti ci ha fatto assaggiare l’altro suo pezzo da novanta, il celebrato “San Giorgio”, un Igt del 1993 prodotto da uve Sangiovese, Canajolo e Cabernet Sauvignon che segue un percorso evolutivo analogo a quello del Rubesco “Vigna Monticchio”, e che ha impressionato molti dei presenti per la sua struttura ed i suoi aromi.
Per chiudere infine questa poderosa sequenza, due grappe, giovani e non passate in legno: la grappa di Torre di Giano e quella di Rubesco, che hanno deliziato gli appassionati e … i piu’ resistenti all’alcool.
Per chi poi avesse sentito la necessità di una piccola sosta, di tanto in tanto, per riprendere fiato ecco in degustazione due olii extravergine di oliva, il “Cantico” ed il Dop Umbria “Colli Martani”, che hanno davvero rappresentato un gustoso, profumato, piacevole e quasi necessario intermezzo tra i vari assaggi di vino.
Come avrete notato, visto il gran numero di prodotti da degustare, la cronaca della giornata si esaurisce quasi completamente nell’elenco e nella descrizione degli stessi; d’altra parte, accanto a vini, grappe e olii, gli altri protagonisti della giornata, ovvero le molte persone intervenute, ci sono sembrate ancora una volta sorridenti e soddisfatte per tutto ciò che hanno visto, ascoltato e soprattutto assaggiato, e questo è, se possibile, il miglior commento a un’altra giornata ben riuscita grazie anche alla disponibilità e alla cortesia delle Cantine Lungarotti, che hanno accettato volentieri di partecipare al nostro ultimo “lunedi” della stagione 2001.
Arrivederci a tutti, dunque, nel 2002, per i prossimi “lunediì di Vin&alia”!!! (g.c.) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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