Il Ghemme Docg

Il GHEMME Docg, vino rosso, prende il nome dall’omonima cittadina novarese posta ai piedi delle colline, lungo il corso del fiume Sesia. La pianura ricca di risaie, di allevamenti e di aree cerealicole si apre poco più a sud.
La vite è stata introdotta in queste zone ancor prima della romanizzazione: l’ipotesi è che a portarla siano stati dei commercianti etruschi i quali avevano con le popolazioni celtiche locali una fitta serie di rapporti. Tale ipotesi sembra essere confermata da numerosi ritrovamenti archeologici. Da allora la presenza della vite e del vino è stata una costante sulle colline novaresi.
Il vitigno nebbiolo è il più testimoniato in loco: è quello che meglio si è adattato alle condizioni climatiche che risentono della vicinanza del massiccio del Monte Rosa, ai terreni ciottolosi ed asciutti delle morene, alle stagioni bizzose e che ben si è sposato con l’abitudine celtica di far ammostare e maturare i vini in legno. La lenta ossigenazione, infatti, smussa la ricchezza di tannini del ghemme giovane.
Il disciplinare attuale prevede infatti, ancora oggi, un minimo di tre anni di invecchiamento, di cui almeno 18 in legno e nove in bottiglia. Per la tipologia riserva: quattro anni, di cui almeno 24 in legno e 9 in bottiglia. Reso doc negli anni Sessanta del XX secolo, docg dal 1997, è un vino tradizionale, e tipico, a base nebbiolo, minimo il 75 per cento, a cui s’aggiungono eventualmente altre due uve locali: la vespolina e/o l’uva rara. Il nebbiolo dà profumi pieni, speziati dopo l’affinamento; giustamente equilibrato, di grande struttura. Un classico piemontese a cui vespolina e uva rara possono aggiungere colore brillante (il colore del nebbiolo, infatti, si scarica nel tempo), profumi di frutta matura, ulteriore morbidezza al palato. Non è dunque un vino di “gusto internazionale”, ma un tradizionale, tipico prodotto dell’agricoltura novarese.
Da sempre sentito dalle popolazioni locali come vino importante, anche perché alla piacevolezza complessiva, si aggiunge la sua lunga conservabilità. Dopo un periodo di progressivo abbandono delle campagne, oggi il Ghemme docg conosce un lento recupero in termini di ettari ed aziende. Rimane tuttavia un prodotto “di nicchia”, più per le quantità che per il costo, destinato a estimatori italiani e stranieri. In Giappone, Stati Uniti e Germania, per esempio, è apprezzato e consumato per il suo legame con la tradizione vitivinicola e la cultura locale. Bene si abbina alla gastronomia tipica, entrando poi come protagonista in molti piatti: dai risotti alle carni brasate, dagli stracotti ai dolci.

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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