Ramandolo e Verduzzo friulano passito

Il pregio più grande che un vino possa vantare risiede nella capacità unica e magica di evocare il luogo dove è stato creato. Per quanto detto, la cultura enologica mondiale ci insegna che la massima valorizzazione di un vino avviene attraverso l’identificazione dello stesso con la propria zona d’origine. Il RAMANDOLO, unico vino friulano che fin dall’antichità porta il nome del toponimo e non del vitigno, ne è l’esempio. La denominazione è legata alla piccola frazione del comune di Nimis, sul colli udinesi, che assieme a quello di Tarcento rappresenta l’areale di coltivazione di questo prezioso vino dolce friulano.
I vigneti si arrampicano sui versanti collinari modellati a terrazze da generazioni di viticoltori, in un anfiteatro naturale di marne eoceniche* ai piedi del Monte Bernardia, che li protegge dai venti di tramontana.
Fattori geologici, morfologici e climatici rendono questo piccolo “cru” un luogo d’elezione per il verduzzo friulano, vitigno con il quale viene prodotto il Ramandolo.

E’ bene specificare che questa varietà, certamente autoctona, è distinta in due biotipi: il clone verde, coltivato soprattutto in pianura, dà origine a bianchi secchi; il verduzzo giallo invece, poco produttivo ma di grande qualità, è destinato alla produzione del vino passito; la varietà inoltre non va confusa con l’omonimo vitigno “trevigiano”, di minor pregio.

Benché questa varietà fosse coltivata sui colli friulani molto prima dell’arrivo dei Romani – scavi archeologici hanno riportato alla luce vinaccioli risalenti al Neolitico, circa 6700 anni – le prime informazioni documentate sul progenitore del Ramandolo ci giungono dal Basso Medioevo. Cronache del 1300 parlano di filari nei pressi di Tarceto d’uva dolce “et dorata come lo sole”. E sempre di Tarcento era il vino dolce col quale in queste zone, nel 1532, si brindava per celebrare il corteo dell’imperatore Carlo V: bevanda di sicuro pregio, giacché venduta al ragguardevole costo di “cinque soldi la boccia”. E’ chiaro dunque che alcune delle qualità specifiche del Ramandolo costituissero la norma anche per i vini prodotti nel passato in questo ristretto angolo friulano. In merito al nome invece si ritiene che l’origine del toponimo sia Romandulus, diminutivo di Romandus, ossia “romanzo”, inteso come neolatino.

La caparbietà dei produttori locali ha permesso di circoscrivere l’areale di coltivazione del verduzzo giallo di Ramandolo, disciplinandone la produzione da prima in qualità di sottozona della Doc Colli Orientali del Friuli e a partire dal 2001 come Docg autonoma.

Oggi il Ramandolo viene vinificato con l’impiego di uve surmature lasciate appassire sulla pianta o nei fruttai, con ventilazione naturale o artificiale, fino al raggiungimento della concentrazione necessaria di zuccheri, acidità, estratti e profumi che danno la struttura e gusto tipico del prodotto. Successivamente i grappoli vengono diraspati e sottoposti a pressatura soffice. La fermentazione avviene generalmente lasciando macerare una parte delle uve per alcuni giorni a contatto con le bucce, mentre la restante parte subisce la tradizionale vinificazione in bianco*. Le botti di castagno utilizzate un tempo in questa fase, sono state sostituite dalle vasche di acciaio inox o dalle barrique di quercia, che conferiscono al vino aromi più “gentili”. Al termine delle due fermentazioni si procede all’assemblaggio e all’affinamento.

Le migliori versioni di Ramandolo hanno colore giallo dorato luminoso e naso intenso e raffinato, con aromi di miele di tiglio e castagno, frutta matura e sciroppata a polpa gialla, scorze d’arancia candita, marron glacé, crostata di albicocche, venature vanigliate e dolcezze al caramello. Delicatamente dolce al palato, pieno, morbido, con lunghissimi rimandi olfattivi che riportano lunghe scie mellite e fruttate.

Il verduzzo friulano trova un’altra eccellente espressione nella denominazione Colli Orientali del Friuli Verduzzo Passito Doc, che raccoglie ottime case vinicole e altrettante etichette di qualità. La zona di coltivazione si estende lungo la fascia collinare orientale della provincia di Udine. Il termine “Cialla” riportato sulle etichette indica una sottozona ritenuta a maggior vocazione vitivinicola e pertanto disciplinata con norme più rigide rispetto a quelle dei Colli Orientali. Si tratta di una piccola valle situata nel comune di Prepotto, circoscritta da aree boschive, le cui caratteristiche climatiche particolarmente miti e benevole alla coltivazione della vite sono suffragate anche dal significato del toponimo che trae origine dalla forma dialettale “cela”, ossia “riviera”.
Stefano Francavilla

 

 

 

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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