Soave e Recioto di Soave

 

 il soave ha incontrato…
gli amici di vin&alia

Soave, sabato 9 giugno 2001

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

 

 ore 10 Ritrovo a Soave, all’ingresso delle mura.
ore 10.30 CANTINA DEL CASTELLO (Vicolo Pittora, 5).
visita della cantina con degustazione guidata dal titolare,
Arturo Stocchetti,
e “NEL CUORE DI SOAVE”, una presentazione della Doc di
Aldo Lorenzoni,
direttore del Consorzio di tutela del Soave e del Recioto di Soave.
 ore 12 “NEL CUORE DEL SOAVE CLASSICO”.
Un breve tour per “incontrare” i cru più importanti.
 ore 13 Arrivo al ristorante Regina (località Castelcerino, in collina).
“SOAVE, SOAVE SUPERIORE O SUPER SOAVE?”, una degustazione
guidata dall’enologo
Paolo Menapace e un incontro con alcuni produttori
Vini in degustazione:
Soave Superiore “Le Albare” 2000
, Umberto Portinari
Soave Doc “Gregoris” 2000, Giovanni Fattori
Soave Classico Superiore “Cà Visco” 2000, Coffele
Soave Superiore “Colle Sant’Antonio” 1998, Prà Sergio e Graziano
PRANZO (il menù è studiato per essere abbinato ai diversi vini in degustazione).
 ore 15 “NEL CUORE DEL RECIOTO”, una piccola degustazione di alcuni Recioto
di Soave Docg guidata dall’enologo
Luigino Bertolazzi.
Vini in degustazione:
Recioto di Soave Docg “Rocca Sveva”
, Cantina di Soave
Recioto di Soave Docg, Montetondo
Recioto di Soave Docg, Cantina di Montecchia
La giornata si concluderà con una passeggiata nei vigneti della Azienda agricola
Coffele.

La giornata è stata realizzata con la collaborazione del
CONSORZIO DI TUTELA DEL RECIOTO E DEL RECIOTO DI SOAVE
che vin&alia ringrazia di cuore…

 

 

 

 

 L’arrivo alla Cantina del Castello e l’incontro con le nostre “guide”: il padrone di casa Arturo Stocchetti, Aldo Lorenzoni (direttore del Consorzio per la tutela del Soave e del Recioto di Soave) e Paolo Menapace, enologo e profondo e attento conoscitore del Soave e del territorio da cui nasce.

Visita alla Cantina del Castello: a sinistra il titolare, Arturo Stocchetti.

 

Due immagini scattate durante il piccolo tour nei colli di Soave accompagnati da Paolo Menapace che, nella foto sotto, ci guida alla scoperta del Soave con una prima degustazione.

 

Quattro campioni di Soave e, sotto, la degustazione di quattro Recioto di Soave.
In piedi Aldo Lorenzoni e a destra Luigi Bertolazzi, che ha guidato la seconda “degustazione ufficiale” svoltasi al Ristorante Regina

Qui sotto tre immagini scattate a Castelcerino, nei vigneti dell’Azienda agricola Coffele. Al centro – in camicia bianca – il professor Coffele, titolare della nota cantina e presidente della Associazione Strada del vino Soave.

Aldo Lorenzoni illustra le caratteristiche del territorio.

Una parte dei partecipanti dell’enogastronomitour a Soave fotografati nell’Aziedna agricola Montetondo (nella foto sotto l’ingresso dell’azienda che presto avrà a propria disposizione una sede completamente e perfettamente ristrutturata).

Mi piace iniziare questa cronaca con un ricordo: quello di un anziano originario di queste parti (i “vecchi” non esistono più) conosciuto qualche anno fa, con il fedele bastone e la parlata svelta: diceva di bere soltanto Soave (“… gli altri vini non so cosa siano e l’acqua fa venire le rane nella pancia”). Di acqua, o al massimo di succo di pompelmo, ne aggiungeva solo un po’ d’estate, nel vino beninteso, per meglio dissetarsi. Si è spento non molto tempo fa, alla veneranda età di novantaquattro anni: se tanto mi dà tanto

Scherzi a parte, devo confessare che l’attesa per questo tour era notevole: un po’ perché segnava la riapertura della stagione turistica di vin&alia, e un po’ perché qualcuno andava dicendo che SOAVE ci avrebbe riservato numerose sorprese, e poiché siamo tutti un po’ San Tommaso… In effetti, la prima sorpresa l’abbiamo appena usciti dall’autostrada: alzino la mano quanti, sfrecciando tra Verona e Vicenza, hanno mai notato che qui c’è qualcosa in più della fila di campi tutti uguali, interrotti di tanto in tanto dai capannoni dell’industrializzazione, a volte selvaggia, del mitico nord-est? E quanti, alzando lo sguardo per una frazione di secondo hanno notato l’imponenza delle mura medievali, il castello, il dolce paesaggio collinare?

Il ritrovo è a Soave, all’ingresso di Porta Verona, il gruppo è nutrito: ci sono i veterani (ormai siamo alla terza stagione) e ci sono anche i nuovi, che si sono iscritti per la prima volta: bisogna rompere il ghiaccio, ma è questione di cinque minuti. Fortunatamente il programma ci concede quattro passi per il centro, dove scopriamo che l’impronta è decisamente medievale (intorno 1300), ma qualcosa nelle architetture ricorda anche il Garda, che da qui non è lontano. Via Roma, il cuore della città, è una sequenza quasi ininterrotta di cantine ed enoteche tanto che, nessuno me ne voglia, la mente corre subito a Montalcino.

Nel nostro lento incedere (siamo turisti, e ci caliamo immediatamente nella parte) approdiamo alla nostra prima meta, Cantina del Castello. A prima vista, si presenta non solo come un luogo di produzione, ordinato e razionale (siamo nel nord-est) ma anche come piacevole meta da visitare, pensata per mettere a proprio agio anche il turista. Tutto è curato, ben mantenuto: la casa, la cantina, il cortile, il giardino, i fiori. Anche il benvenuto è caloroso e a darlo ci pensa Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio, mentre a farci da cicerone è il titolare Arturo Stocchetti, inesauribile fonte di racconti, aneddoti e personaggi del vino di queste terre. E qui, al banco degli assaggi, abbiamo la seconda sopresa della giornata: il Soave non è soltanto il vino leggero e beverino conosciuto in tutto il mondo, quello, per intenderci, del simpatico nonnetto (che comunque non è da rinnegare, anzi). Accanto a quello, c’è un vino importante, nei profumi e nel corpo, un vino di gran stoffa, con il tipico aroma di mandorla sul finale. Un vino giustamente “antico”, ma nello stesso tempo moderno, che non teme confronti.

Il tempo incalza ed è tempo di ripartire. La lunga coda di auto si snoda lentamente verso Monteforte d’Alpone (che meriterebbe ben più di un passaggio veloce). Noi abbiamo giusto il tempo di notare il campanile altissimo e sottile, che dà la curiosa impressione di appoggiarsi alla chiesa per non cadere. Qui lo chiamano el campanil embriago, tanto per rimanere in tema. E a proposito di campanilismo pare che qui, in quella che viene da molti considerata come la capitale viticola, ce ne sia non poca, di rivalità con Soave! Superato Monteforte, proseguiamo per i colli e, non appena la strada inizia ad inerpicarsi, notiamo che l’ambiente intorno a noi è una distesa quasi ininterrotta di vigneti, dalla densità impressionante, punteggiata a tratti da boschetti di mandorli e ciliegi. Ma l’appetito ormai morde, e allora approdiamo al ristorante, che si trova nel cuore delle colline, in una posizione bella che più bella non si può: davanti c’è un grande prato a terrazza che guarda i vigneti e, più in giù, la valle d’Alpone. Chi ha i pargoli al seguito (queste sono occasioni in cui è bello venire con le famiglie) può lasciarli scorrazzare liberamente, godendosi un momento di meritato relax.

Il programma è imperniato sul pranzo e sulle degustazioni, sotto la guida esperta di due enologi: Paolo Menapace ­ che ci aveva già accompagnato nella nostra “salita” per le colline, aiutandoci a capire di più e meglio questa splendida parte del Veneto ­ Luigino Bertolazzi. La prima degustazione, che fa quasi da aperitivo, prevede un’interessante panoramica della produzione di Soave nelle sue varie espressioni guidata da Menapace: dai vini di pianura, più beverini, ai cru di collina. A questo punto qualcuno è già provato (queste sono zone da “fondisti” della passione enologica) ma l’intermezzo del pranzo consente di recuperare e l’annuncio della seconda serie di assaggi dà di nuovo la carica a tutti. Anche perché, come si conviene a questo punto delle portate, è il momento del Recioto e di Luigino Bertolazzi. E qui, con il Recioto, si prepara la terza sorpresa: sì, perché il Recioto è un vino famoso e chi segue il nostro giornale on line o le cronache vinicole sa che ha avuto da poco il riconoscimento della Docg, ma alzino di nuovo la mano quanti lo conoscono veramente e saprebbero descriverlo, senza correre il rischio di liquidarlo come un generico “vino passito”. In realtà quello che assaggiamo è sì un vino che presenta tutte le caratteristiche della passitura (il colore caldo e dorato, il profumo intenso e fruttato) ma è allo stesso tempo un vino che non si confonde con nessun altro: l’aroma è pieno e vellutato, ci senti il miele ma ci ritrovi anche la mandorla, il palato è dolce ma mai stucchevole, così da renderlo versatile anche negli abbinamenti gastronomici.

La giornata volge lentamente al termine, ma c’è ancora tempo per due passi nei vigneti dell’azienda Coffele, dove il padrone di casa ­ che è anche presidente della Associazione della strada del vino del Soave ­ davanti ad un grande cesto di ciliege “more di Cazzano” (un vero giacimento gastronomico della zona) ci delizia con alcuni ultimi assaggi, giusto in tempo per scoprire che il Recioto, tra le sue mille facce, ha anche quella della versione spumante.

Ormai è ora di partire: baci, abbracci e un arrivederci al prossimo tour. Mentre guido scendendo dolcemente dalle colline, mi viene in mente di avere letto da qualche parte che Soave viene dai Suavi (Svevi) che qui arrivarono dalla lontana Svezia, però io preferisco pensare che in realtà il nome sia legato al senso di benessere e di leggerezza che questi luoghi mi hanno infuso. Tanto che un dubbio amletico mi attanaglia all’improvviso: è il paese che ha dato il nome al vino o il vino che ha battezzato il suo territorio?
mauro rizzi

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


PROSSIMI APPUNTAMENTI
  1. FIVI: L’OTTAVA EDIZIONE DEL MERCATO DI PIACENZA

    24 novembre 2018 - 25 novembre 2018
  2. 48 ore di Grandi Langhe

    28 gennaio 2019 - 29 gennaio 2019