Uomini e aziende della Vipavska Dolina

Guerila – Vigneti

Dal punto vista vitivinicolo la Slovenia viene suddivisa in tre principali regioni: Podravska, Posavska e Primorska per un totale di circa 22.300 ettari vitati.
Ciascuna di queste macroregioni è a sua volta composta da sotto-regioni.
Nella Primorska (8.080 ettari vitati), la zona che confina con l’Italia, e precisamente con il Friuli-Venezia Giulia, ce ne sono quattro: Slovenska Istra, Kras, Goriška brda e Vipavska dolina.

Nella seconda metà del mese d’agosto siamo stati in quest’ultima zona per l’evento Vipavska Rebula Emperor’s Choice ed abbiamo avuto la possibilità di visitare alcune aziende.

Mlecnik – Vigneti

La Vipavska Dolina (Valle della Vipava) s’estende per 25 kilometri da Nova Gorica sino al monte Nanos ed è climaticamente caratterizzata dalla Bora, vento che può soffiare sino a 200 Km/ora, in questa zona la viticoltura si sviluppa su 2.240 ettari.
I suoli sono in genere costituiti da Flysch dell’Eocene, che qui può assumere due diverse forme: viene chiamato “Sovdan” quando ci sono rapidi cambiamenti tra strati di marna e di arenaria e “Opoka” quand’è principalmente composto da marne.

Nella Valle della Vipava si trovano diverse varietà di vitigni (se ne contano venticinque), sia bianchi che rossi, alcuni sono tipici della zona, come i bianchi Zelen e Pinela.
Tra le uve bianche più conosciute e diffuse troviamo la Rebula, vitigno d’antica tradizione, ma piuttosto comuni sono anche il Sauvignon blanc, la Malvasia, il Welschriesling, lo Chardonnay ed il Pinot blanc; vi si trovano pure Pinot gris, Muscat a Petit Grains e l’ex Tocai Friulano qui ridenominato Sauvignonasse.
Tra le uve a bacca rossa la più diffusa è il Merlot, ma si trovano anche Cabernet sauvignon, Refosco e Barbera.

Le aziende:

Primož Lavrenčič e la parete di Flisch

Un fil rouge che accomuna tutte le aziende visitate è dato dall’estremo rispetto per la natura, che si si riflette nella gestione dei vigneti, dove ad esempio tutte le palificazioni sono rigorosamente in legno.

S’inizia venerdì sera (17 agosto) dalla cantina (ancora da terminare) di Primož Lavrenčič (Burija Estate) scavata nel Flisch con la spettacolare parete di roccia in vista e con le sue vasche (grosse uova) di cemento non vetrificato e le vasche di fementazione sempre in cemento.

Burija – Vasche a forma di uovo

Di fronte a taglieri con salumi e formaggi si susseguono numerosi vini tra cui lo Zelen, vitigno a bacca bianca tipico della Vipava, il Bela 2016, complesso blend di varietà a bacca bianca provenienti dai più vecchi vigneti aziendali (Riesling Italico 30%, Ribolla 30%, Malvasia 30%, altre varietà 10%), che s’affina per un anno in botti grandi. Reddo 2016, blend di varietà a bacca rossa da tempo coltivate nella Vipavsla Valley (Schioppettino 50%, Franconia 30% e Refosco 20%), affinato per due anni tra botti grandi e barriques. Infine il Noir 2016, pinot nero in purezza, la sfida di Primož a questo difficile vitigno, affinato per due anni tra botti e barriques.

Dopo questo primo approccio ai vini della Vipavska si va a cena, con i produttori, presso il ristorante Theodosius, dove veniamo accolto da un presidio di figuranti agghindati come antichi soldati romani.
prima di cena però si ha tempo per una visita al Theodosius Forest Village, una serie di bungalov (in via di finitura)  immersi in un bosco.

Theodosius – Bungalow

Ovviamente, durante la cena abbiamo la possibilità di degustare (sarebbe più corretto dire “bere”) diversi vini dei sei produttori coinvolti nel progetto.

Si prosegue domenica 19 agosto (la giornata di sabato  è stato interamente dedicato all’evento Vipavska Rebula Emperor’s Choice) con un (piacevole) tour de force che ci porta a visitare altre cinque realtà, iniziando dall’azienda di Miha Batič.
Miha è un assertore convinto della biodinamica. Quando arriviamo in azienda, assieme ad una corposa colazione (notevole il prosciutto crudo, tagliato al momento al coltello), ci viene servito tramite un decanter, un liquido che ad un primo momento (dal colore) ci pare un vino macerato, ma che poi, assaggiandolo, si rivela essere una tisana, la stessa che Miha versa sul suolo dei vigneti in momenti ben precisi. Il gusto particolare ci ricorda la camomilla di montagna, meglio conosciuta come Erba Iva.

Batič

Ovviamente s’assaggiano dei vini, mentre Miha ci racconta che Batič  produce vini sin dal 16° secolo e che le ultime tre generazioni della sua famiglia hanno cambiato tre diverse nazionalità: italiana il nonno, jugoslava il padre e slovena per quanto riguarda lui.
Fresco e piacevole il Rosè 2017, da uve cabernet sauvignon e cabernet franc; fresco, agrumato e con sentori d’erbe di montagna il bianco Angel 2016 frutto di un complesso blend che comprende: Pinela 40%, Chardonnay 20%, Malvazija 20%, Rebula 10%, Laški Rizling 7%, Zelen 2%, Vitovska 1%, sapido e con sentori di mandorla ed erbe la Pinela 2016.

Proseguiamo il nostro tour con l’azienda di Valter Mlečnic, gestita ora in collaborazione col figlio Klemen.
Valter ha vissuto un percorso particolare che l’ha visto in passato condividere le idee di alcuni produttori del vicino Friuli, prima di raggiungere una propria specifica visione dei vino che voleva produrre.
Visitiamo parte dei vigneti e quindi assaggiamo alcuni vini, accompagnati da una curiosa e piacevolissima specie di frittata di zucchine e formaggio e da una salsa di pomodori.
Anche queste verdure sono di produzione propria.

Valter e Klemen Mlečnik

Qui s’assaggiano due annate di sauvignonasse (il nome utilizzato nella Vipava per il tocai friulano) la 2013, caratterizzata da un color oro antico, leggermente velato, e la più giovane 2015, dal color giallo paglia, entrambe sono caratterizzate dalle note macerative, tecnica utilizzata dai Mlečnic per i loro vini bianchi.
Seguono tre annate di Rebula, la 2014, che al naso ci ricorda un sidro e che, assaggiato ad occhi chiusi pare un vino rosso; la 2015, strutturata e meno tannica rispetto alla ‘14, e la 2013, complessa, con sentori di radici e rabarbaro, nella quale ci pare di cogliere maggiormente la nota data dal legno. Assaggiamo anche lo Chardonnay 2013, dai sentori di marzapane ed infine il Merlot 2009, un vino molto interessante, sapido, con sentori di confettura di frutto rosso ed accenni vegetali di peperone.

Franc Vodopivec

Ci si sposta nuovamente per arrivare all’azienda di Franc Vodopivec (Slavček), che ci accoglie indossando la maglietta della Triple A ( Agricoltori, Artigiani, Artisti); stipati s’un fuoristrada raggiungiamo i suoi vigneti, immersi tra i boschi. Qui si stappa una magnum di Metodo Classico da uve Ribolla (90%) e Riesling Italico (10%).  Anche qui è la biodinamica a farla da padrone, il compost da spargere nei vigneti è ovviamente prodotto in proprio.
Tornati in azienda l’assaggio dei vini è accompagnato, come sempre dal cibo, salumi e nuovamente una specie di frittata con erbe di campo che già c’era stata offerta tra i vigneti.
Tra i vini assaggiati segnaliamo il Sivi Pinot (Pinot grigio) 2015, affinato in barriques usate per due anni,  dal color ambrato-ramato, con note olfattive che rimandano ad un distillato e dalla bocca complessa, elegante, equilibrata e la Rebula Reserve 2015 che s’avvale di una macerazione sulle bucce per 20 giorni ed un affinamento in botti da 1000 litri per due anni, un vino ramato-aranciato, leggermente velato, intenso, elegante, strutturato. Notevole.

Con estremo ritardo (sono ormai le 16,00) arriviamo alla quarta azienda, dove ci attendono per il pranzo, al quale, nonostante le precedenti colazioni (chiamiamole così), facciamo gli onori.

Guerila – Barricaia

Siamo all’azienda Guerila, di Zmago Petrič, ovviamente le varie portate sono accompagnate dai numerosi vini aziendali, alcuni dei quali hanno nomi decisamente curiosi.
Assaggiamo quindi Castra Brut Nature, un Metodo Classico da uve ribolla, zelen e pinela; Pinela 2017; Zelen 2017; Rebula Selection 2016 dai netti sentori di fieno di montagna; Retro 2016 (rebula, zelen, pinela e malvasia) affinato per un anno in botti da 1.000 litri; Rosé 2016 (da uve Merlot e Cabernet sauvignon); Cuba 2011 (merlot e barbera) maturato per due anni in barriques; Barbera 2016, Tabu Red 2014 (merlot) affinato quattro anni in barriques.

La galleria nella roccia

Non può mancare ovviamente una visita alla modernissima cantina, si scendono diversi piani per ritrovarci infine nella barricaia, una sala scavata nella roccia  dove una grande porta rotante s’apre s’una lunga galleria che s’inoltra nel sottosuolo roccioso e che serve per portare aria fresca e quindi a climatizzare in maniera naturale la barricaia.
Prima d’andarcene è d’obbligo una visita ai vigneti che s’aprono ad anfiteatro sulla valle.

L’ultima azienda che andiamo a visitare è quella di Ivi e Edvard Svetlik, più che un vigneto c’è parso un giardino tra i boschi.
8.800 ceppi, quasi tutti di Rebula in poco più di un ettaro vitato esposto a sud e completamente recintato da un reticolato elettrificato per difenderlo dagli animali che scendono dal bosco confinante, tutt’intorno alberi da frutta e cespugli di timo.
Siamo tra i 330 ed i 370 metri d’altitudine, sul versante sud del monte Čaven sopra il villaggio di Kamnje, si tratta di uno tra i vigneti più alti della Vipava, il suolo è composto da Flisch con depositi morenici.

Ivi e Edvard Svetlik

Due soli i vini prodotti, entrambi con rebula, il Rebula Svetlik (14 giorni di macerazione, due anni in botti grandi ed altrettanti in bottiglia) ed il Rebula Svetlik Selekcja (14 giorni di macerazione sulle bucce e affinamento per tre anni in tonneaux ed ulteriori tre in bottiglia.
L’accoglienza è come sempre calorosa, s’assaggiano i vini accompagnati dalle deliziose preparazioni dello chef del Relais & Chateau Kendov Dvorek, e dal suono d’una fisarmonica.
Lorenzo Colombo

 

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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