Val Tidone

produttori-2La VAL TIDONE è la valle più occidentale della provincia di Piacenza, situata ai confini con l’Oltrepo’ Pavese, ci si arriva da Castel San Giovanni, ultimo comune emiliano prima d’entrare in Lombardia, il suo nome deriva dall’omonimo torrente, affluente del Po.
Terra di rocche e castelli, dove la viticoltura si effettua dai tempi degli antichi romani.
Numerose quindi le cantine, situate nei diversi borghi che s’inerpicano sulle prime colline dell’appennino.

Un press tour, ci ha portati, negli ultimi giorni di settembre a visitarne alcune, proprio nel momento delle ultime vendemmie; abbiamo così potuto vedere le prime fasi della lavorazione delle uve, ovvero la loro pigiatura, abbiamo colto i profumi dei mosti in fermentazione e li abbiamo anche assaggiati questi mosti nel loro percorso di trasformazione, da quelli appena pigiati, tutto zuccheri e frutto, a quelli ormai diventati quasi vino.
Inoltre abbiamo potuto assaporare la cucina di questo territorio, attraverso l’interpretazione di alcuni ristoranti locali.
Ma andiamo con ordine.

La prima azienda che incontriamo è Torre Fornello, di Enrico Sgorbati, una delle più grandi aziende vitivinicole private della provincia.
Siamo nel comune di Ziano Piacentino, in località Fornello il cui nome deriva dalle fornaci per la cottura di calce e argilla per la produzione di mattoni, qui molto attive già dal ‘200.
La proprietà, che comprende sessanta ettari a vigneto, fu acquistata nel 1970 dal nonno dell’attuale proprietario che produceva uva da vendere poi alla cantina sociale.
Nel 1992 Enrico decide di riprendere l’attività del nonno, per qualche anno produce unicamente uve da rivendere poi, nel 1998 il grande passo, ovvero l’uscita sul mercato con il proprio marchio.
I vigneti sono condotti in biologico, senza lavorazione dei suoli, quest’ultimi sono piuttosto vari come composizione, ma in prevalenza calcareo-argillosi.
I vigneti sono disposti a rittochino, con diverse esposizioni, quelli destinati ad uve da spumantizzare guardano a nord, l’altitudine media è attorno ai 200 metri.
Pe quanto riguarda i vitigni si va da quelli tradizionali della zona, come Croatina e Malvasia aromatica di Candia, a quelli internazionali: Cabernet sauvignon, Melot e Syrah; diversi i sistemi d’allevamento, Guyot e Cordone speronato, ma anche Casarsa e GDC.
La produzione attuale s’attesta su oltre 300 mila bottiglie/anno, con un potenziale di circa 600 mila, numerosissime le etichette, ben ventidue.

Nella nostra visita abbiamo avuto l’occasione di assaggiarne tre, abbinati a piatti preparati dal catering La Corte dei Gioia, del Ristorante Olympia di Rivergaro.
Quello che ci ha colpito di questi vini è la loro particolarità ed il fatto che rispecchino la filosofia di Torre Fornello, ovvero “nulla di scontato”.

– “Olubra” Vino spumante Metodo Classico Extra Dry
Curioso ed unico il blend tra Marsanne (90%) e Malvasia di Candia aromatica (10%)
Matura tra i 24 ed i 30 mesi sui lieviti prima della sboccatura.
Si presenta con un color paglia, intenso, i sentori olfattivi rimandano a note di lievito, buccia d’uva e leggeri accenni aromatici dati dalla Malvasia. Dotato di buona effervescenza e con acidità spiccata, sapido e dalla lunga persistenza. Vino decisamente particolare, che anche alla bocca ci ricorda la mela.
Se ne producono circa 3.300 bottiglie/anno.
– “Pratobianco” 2015- Bianco Emilia Igt
Si tratta di un blend tra Malvasia di Candia aromatica (40%), Sauvignon (40%) e Chardonnay (20%), quest’ultimo fermenta in barriques.
Il colore è molto carico, quasi oro antico, luminoso. Intenso ed elegante al naso, con sentori aromatici che rimandano ai canditi. Siamo rimasti favorevolmente colpiti dal fatto che l’esuberanza solita del Sauvignon sia stata ben contenuta e amalgamata nel blend.
Il vino è dotato di buona struttura e di una bella vena acida che gli dona freschezza, mentre nuovamente si ritrovano le note aromatiche ed i sentori di canditi. Vino assai particolare.
– “Donna Luigia” – Colli piacentini Malvasia Doc
100% Malvasia di Candia aromatica, il 40% della quale s’affina in barriques.
Di quest’ultimo vino abbiamo l’opportunità di assaggiarne due diverse annate, dalla più recente 2015, peraltro non ancora in commercio, alla 2007.
2015: Giallo dorato luminoso ed intenso il colore, aromatico al naso, si colgono note di canditi e di frutto tropicale, strutturato alla bocca, sapido e fresco, anche se la nota vanigliata data dal legno è ancora piuttosto in evidenza, ma si tratta di un vino giovane.
2007: L’evoluzione del vino si nota già dal colore, che assume una tonalità oro antico, pur rimanendo sempre luminoso. Al naso è molto elegante, la spiccata aromaticità della Malvasia si fa più contenuta, si percepiscono note balsamiche e di canditi, ma anche sentori d’erbe officinali. Asciutto e fresco al palato dove si colgono i primi accenni d’idrocarburi, mentre la struttura si fa più esile, buona infine la persistenza.

Un piccolo tragitto in un mini bus ci porta al secondo appuntamento, quello coi vini dell’Azienda Agricola Santa Giustina.
Li assaggiamo nello scenografico contesto del Ristorante Or–Cucina d’Arte, situato a Grintorto di Agazzano.
L’Azienda Agricola Santa Giustina si trova ad Arcello, nel comune di Pianello Val Tidone, ed è condotta da Gaia Bucciarelli.
La storia dell’azienda parte dagli anni ‘70, quando il padre di Gaia acquista i primi terreni e fonda un’azienda faunistico-venatoria che attualmente s’estende su 800 ettari.
I primi vigneti vengono acquisiti negli anni ’90 e, solamente nel 2004 viene effettuata la prima vendemmia. La proprietà ha un’estensione di 120 ettari, dei quali ventidue a vigneto, situati tra i 280 ed i 350 metri d’altitudine, mentre la capacità della cantina, ultimata nel 2003, è di circa 250 mila bottiglie/anno con una produzione attuale di 100 mila.
La gestione dei vigneti prevede la lotta integrata ed una capannina metereologica, recentemente installata aiuta nella programmazione dei trattamenti preventivi, senza ausilio di prodotti chimici.
Numerosi i vini prodotti principalmente con vitigni locali come Barbera, Croatina, Ortrugoe Malvasia di Candia Aromatica, non mancano però gli internazionali Sauvignon blanc, Cabernet sauvignon e Merlot.
Belle le etichette, molto lineari ed omogenee tra loro che con il loro diverso colore vanno ad identificare i diversi vini.
Anche qui sono tre i vini in degustazione, anche se assaggiarli durante un pranzo è assai arduo dal punto di vista tecnico, entrano in gioco infatti altri fattori, soprattutto i cibi, ad alterarne il puro giudizio.

Eccoli :
– “Anricus” 2015 (Sauvignon in purezza)
Il vino presente le caratteristiche note vegetali date dal vitigno, anche se piuttosto attenuate e mai invasive, si colgono pure accenni fruttati.
La nota vegetale si ripropone al palato, anche in questo caso senza eccessi, il vino è fresco, sapido e con una rinfrescante nota acida, discreta la sua persistenza.
Bonarda 2015 (100% Croatina)
E’ il vino che più ci ha colpito, per la sua succosità e scorrevolezza nella beva:
Intenso il colore, violaceo, profondo e luminoso.
Bello il naso, tutto giocato sulla fruttosità (principalmente di more il profumo percepito) e dotato di buona eleganza.
Il meglio di se lo da comunque alla bocca (dovrebbe essere così per tutti i vini), molto equilibrata tra le note fruttate, la leggera speziatura, la vena acida e la morbidezza. Bellissimo il frutto e lunga la sua persistenza.
Un vino molto interessante.
– Si chiude con il “Villa Soldati” 2015 (55% Barbera, 35% Croatina più altre uve).
Per i due vitigni principali si effettua un affinamento di dodici mesi in vasche d’acciaio, mentre i rimanenti sostano in barrique per otto mesi. Segue poi l’assemblaggio.
Si tratta certamente di un vino più importante rispetto alla precedente Bonarda, il colore è granato-rubino luminoso.
Elegante il naso, caratterizzato da note dolci e vanigliate.
Di buone complessità ed eleganza al palato, strutturato senz’essere pesante, fresco e dalla lunga persistenza.

Dal ristorante ci spostiamo quindi alla cantina, inserita in un borgo ristrutturato e dotato di una bellissima chiesetta di campagna. Qui abbiamo l’interessantissima possibilità di assaggiare i mosti di diversi vitigni ed in diversi momenti di trasformazione in vino.

L’ultimo spostamento ci conduce a Ziano Piacentino, dove in Località Albareto ha sede la storica Cantina Mossi 1558, con i suoi 500 anni di storia (un documento del primo estimo rurale Farnese, conservato presso gli Archivi di Stato attesta la proprietà con vigneti di tal Jo Francesco Mossi).
L’ultimo dei Mossi, Luigi, è stato il primo a vinificare in purezza l’Ortrugo, vitigno autoctono del piacentino, negli anni ’70 del secolo scorso.
Ormai ottantenne, ha ceduto, nel 2014, l’azienda a Silvia Mandini e Marco Profumo, che hanno iniziato a gestirla con una visione più attuale ma senza stravolgimenti e soprattutto senza rinnegare nulla di quanto fatto nel passato.
Sono cinquantasei gli ettari vitati (trenta dei quali in proprietà ed i rimanenti in affitto), per una produzione di circa 500mila bottiglie/anno suddivise in una ventina d’etichette, i quattro quinti della produzione è destinata alla GDO, mentre circa 100mila bottiglie si rivolgono ai canali HoReCa.
L’azienda è dotata di un bel museo contadino che comprende una numerosa raccolta di strumenti e macchinari agricoli del passato, pazientemente collezionati negli anni da Luigi Mossi.
Nel negozio aziendale è possibile acquistare, oltre ai vini, anche numerosi prodotti gastronomici.

Anche qui abbiamo infine degustato tre vini, accompagnati da preparazioni del vicino Ristorante Locanda San Lupo.
– “Contro Tempo” Ortrugo dei Colli Piacentini Spumante Brut (Prodotto con metodo Charmat lungo – sei mesi in autoclave)
Intenso al naso, con sentori di buccia di mela.
Asciutto al palato, si colgono sentori di buccia di mela e note vegetali oltre a leggeri accenni aromatici.
– “Baciamano “ 2015 Ortrugo dei Colli Piacentini Doc Secco
Di buona intensità olfattiva, sentori d’erbe officinali e di buccia di mela, leggere note aromatiche.
Stesse sensazioni ritroviamo alla bocca unite a note leggermente tanniche.
– “Fox Trot” Gutturnio Frizzante Doc 2015
Il colore è rubino-violaceo, luminoso.
Al naso presenta ampi sentori fruttati che vanno dalla ciliegia ai frutti di bosco sino alla frutta a bacca nera.
Anche alla frutta si coglie un bel frutto, supportato da una buona vena acida che bilancia la leggera nota amabile del vino, buona la sua persistenza.
In chiusura ci viene servito “Le Solane” un Vin Santo del 1997, dal color oro intenso e luminoso e dal caratteristico sentore dolce non dolce al palato.
Lorenzo Colombo

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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