Vino Santo Trentino

In Trentino sono pochissimi i viticoltori che si dedicano a questa delicata nicchia produttiva. La tecnica di vinificazione delle uve Nosiola da cui si ottiene il VINO SANTO TRENTINO è lunga e laboriosa, un investimento di tempo e operosità che produce non più di 50/60mila bottiglie all’anno.
Vino di grande fascino, dolce e profumato, il Vino Santo nasce da una perfetta sintesi fra le caratteristiche varietali del vitigno Nosiola e il microclima di tipo submediterraneo tipico della Valle dei Laghi. Lì, la ventilazione mite, asciutta e costante dell’Òra del Garda, rinfresca l’aria e permette di posticipare la raccolta dei grappoli, lasciando così che appassiscano gradatamente sulla vigna.
Il vitigno Nosiola è una varietà autoctona del Trentino: la buccia degli acini è di colore giallo con riflessi verdi ed è molto consistente. La polpa risulta succosa, neutra e dolce. Per poter essere usata per il Vino Santo, la Nosiola deve assicurare una gradazione di almeno 18° Babo (l’unità di misura con cui si quantifica il contenuto di zucchero nelle uve) ed essere perfettamente matura. Si vendemmia generalmente nella prima settimana di ottobre prediligendo i grappoli perfettamente sani e spargoli, ossia con gli acini ben distanti tra loro. I grappoli maturi e asciutti vengono stesi su graticci detti “arèle”, in ambienti aperti e collocati nei piani alti delle case per assicurare una migliore ventilazione e un graduale appassimento. Questa fase si protrae per cinque o sei mesi, fino alla Settimana Santa. Durante questo periodo di riposo, una muffa nobile, la Botrytis cinerea, si sviluppa all’interno dell’acino accentuandone la disidratazione, favorendo la concentrazione degli zuccheri e producendo alcune sostanze tipiche dei prodotti ottenuti con l’appassimento naturale. L’azione combinata del tempo, dell’aria e della Botrytis, provoca un calo di peso oscillante fra il 50 e l’80 per cento il che significa che con 100 chilogrammi di uva fresca si possono ottenere 15-18 litri di mosto di Vino Santo.
Dopo alcuni giorni dalla pigiatura il mosto viene separato dalla parte torbida, decantato e travasato in piccole botti di rovere. Qui inizia la fermentazione naturale, che per l’elevata concentrazione degli zuccheri procede molto lentamente per più anni. Dopo di ciò, il vino viene posto a maturare in legno per 6-8 anni.
Di colore giallo ambrato il Vino Santo sviluppa un profumo intenso e ampio, di passito, di frutta sovramatura (dattero e fico secco) e un gusto piacevolmente dolce accompagnato da un’equilibrata gamma di sensazioni che si concludono con una nota vellutata.
Considerato da sempre nella tradizione popolare come vino dalle proprietà terapeutiche (corroborante) è particolarmente indicato per accompagnare i dessert a base di mandorle e il tipico zelten. Insuperabile abbinato ai formaggi erborinati.

Il Vino Santo trentino nella storia: alcune curiosità
Nel secolo XVII il cronista del Concilio di Trento, Michelangelo Mariani aveva già catalogato i vini dolci progenitori del Vino Santo trentino. Quelli di Castel Toblino, li definì come “rari e che hanno dell’aromatico”, mentre quelli di Santa Massenza come “amabili e pettorali”.
Sembra che nel 1800 la prima cantina produttrice di Vino Santo a scopo commerciale fosse quella di G. Angelini-Gianotti di Dro, mentre successivamente, nel 1822, vi furono i Conti Wolkenstein di Castel Toblino. Negli anni a seguire, i fratelli Tonelli di Vezzano e anche i Conti Wolkenstein sperimentarono la vinificazione separata delle uve colpite dalla “muffa nobile” e di quelle immuni. Il vino ottenuto con le uve colpite dal marciume aveva una carica aromatica ed una complessità tale da renderlo di gran lunga preferibile all’altro.
In epoca asburgica il Vino Santo veniva venduto e consumato soprattutto sul mercato austriaco e su quello tedesco.
Alla fine della Prima Guerra Mondiale, caduta l’Austria, anche i mercati di lingua tedesca vennero a mancare e per il Vino Santo iniziò un periodo di forte decadenza. Solo la tenacia di alcuni produttori mantennero in vita la tradizione, ma le quantità calarono di molto. Dopo gli anni Ottanta, fu dato un forte impulso alla ripresa produttiva del Vino Santo che riacquistò vigore ed ora è tornato ad essere un prodotto rappresentativo per la viticoltura trentina. Da qualche anno, sta entrando nella tradizione la cerimonia ufficiale della torchiatura, che spesso coincide con la Settimana Santa e che viene ospitata a turno presso l’azienda di uno dei produttori di Vino Santo della Valle dei Laghi.

Carlo Macchi Andrea Petrini Roberto Giuliani Luciano Pignataro Sefano Tesi Kyle Phillips Lorenzo Colombo Angelo Peretti


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